STORIA DELLA SCIENZA

INDICE di ARTICOLI

LO SVILUPPO DELLA SCIENZA
Ø Pierre Duhem, storico e filosofo della scienza - Un profilo a cura di Diego Fusaro - (doc) - (pdf)
Ø Pierre Duhem: Salvare i fenomeni - Una sintesi a cura di Diego Fusaro - (doc) - (pdf)
    Vedi la pagina sul sito "www.filosofico.net", di Diego Fusaro

SCIENZA E ANTICHITA'
Ø
La macchina di Anticitera  (web)
Ø Macchina di Anticitera  (web - Wikipendia)
Ø Il calcolatore di Antikithera  (web)
Ø Il planetario di Archimede  (web)

SCIENZA E MEDIOEVO
Ø P.Duhem: la storia della scienza ritrovata - (doc) - (pdf) - (qui)
    Dalla prefazione del libro di Edward Grant, "Le origini medioevali della scienza moderna"
Ø Quando Galileo copiava il Medioevo
    Una intervista di Massimo Giuliani a Edward Grant, in "Avvenire" del 27 gennaio 2001 - (pdf) - (doc)
Ø Collegamento fra scienza e cultura cristiana, secondo lo storico Pierre Duheme
    (Da un articolo di Diego Fusaro) - (pdf) - (doc) - (qui)
Ø E. Grant, Le origini medioevali della scienza moderna - (doc) - (pdf) - (qui)
Ø La scienza greco-arabo-latina: un trionfo di tre civiltà , dal libro di E. Grant - (doc)
- (pdf)


SCIENZA E CRISTIANESIMO
Ø Carlo Cirotto, Dialogo fra scienza e cristianesimo
Ø Collegamento fra scienza e cultura cristiana, secondo lo storico Pierre Duheme
    (Da un articolo di Diego Fusaro) - (doc) - (pdf) - (qui)

LA LEGGENDA DELLA TERRA PIATTA
Ø La solita storia della terra piatta (Articolo di Espresso, 03-07-2005) Ø (doc) Ø (pdf)
Ø Dalla Terra piatta alla Terra cava, di Umberto Eco (web)
Ø Una rassegna storica (web)
Ø I misteri della mappa di Piris Reis, di Diego Cuoghi (web)
Ø Dimensioni della terra e misure di Eratostene (web)
Ø Modello di Cosma, articolo di Ilaria Pagani - pdf

ALTRI ARTICOLI



Medioevo - La Scienza Bizantina E Latina: Nascita Di Una Scienza Europea: Astronomia, Astrologia E Geografia E Matematica
Storia della Scienza


ASTRONOMIA, ASTROLOGIA E GEOGRAFIA MATEMATICA Sommario:
1. L'astronomia matematica nell'Europa latina. (J.D. North)
2. L'astronomia matematica a Bisanzio. (A. Tihon)
3. L'astrologia medievale. (G. Federici Vescovini)
4. Il calendario. (J.D. North)
5. La geografia matematica. (U. Lindgren)
6. L'astronomia matematica nell'Europa latina.
I progressi più rilevanti dell'astronomia matematica risalgono al XII sec., quando non erano ancora fiorite le grandi università  europee dove più tardi questa materia sarebbe stata insegnata

Leggi tutto
La fisica di Aristotele confermata da relatività  e quantistica.

Articolo di Enrico Berti, in "Osservatore Romano" del 3 dicembre 2009.
Ampi stralci di una relazione tenuta al Convegno "From Galilei's Telescope to Evolutionary Cosmology. Science, Philosophy and Theology in Dialogue" organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze e dalla Pontificia Università  Lateranense.
"Della incompatibilità  del sistema tolemaico con la fisica e la cosmologia aristotelica si avvidero chiaramente i filosofi aristotelici ortodossi del medioevo, cioè¨ il musulmano Averroè¨, l'ebreo Mosè¨ Maimonide e il cristiano Tommaso d'Aquino, i quali non esitarono a schierarsi dalla parte di Aristotele, relegando il sistema tolemaico al livello di semplice ipotesi matematica, non necessariamente vera".
Vedi l'intero articolo"

PIERRE DHUEM: LA STORIA DELLA SCIENZA RITROVATA

( Dalla prefazione del libro di Edward Grant, "Le origini medioevali della scienza moderna", Einaudi 2001 )

... Negli anni compresi fra il 1902 e il 1916 Pierre Duhem, il famoso fisico francese dedicatosi alla ricerca storica, scrisse quindici volumi sulla scienza del Medioevo. Duhem fu il primo studioso a scuotere la polvere dei secoli da una quantità  di codici manoscritti che per lunghissimo tempo erano rimasti inesplorati. Ciò che vi scopri lo indusse a fare la sorprendente affermazione che la Rivoluzione scientifica, associata ai nomi gloriosi di Niccolò Copernico, Galileo Galilei, Giovanni Keplero, Cartesio e Isaac Newton, era stata soltanto un' estensione e una rielaborazione delle idee fisiche e cosmo logiche formulate nel secolo XIV, in primo luogo dai maestri parigini dell'Università  di Parigi.

Duhem considerava i filosofi naturali della scolastica medievale i precursori di Galileo. Con le sue numerose pubblicazioni, Duhem fece della scienza medievale un importante campo di ricerca e immise il tardo Medioevo nella corrente generale dello sviluppo scientifico. In tal modo, colmò lo iato esistente fra la scienza greca e araba, da un lato, e gli inizi della scienza moderna nell'Europa del secolo XVII, dall' altro. Per la prima volta, la storia della scienza veniva ad acquistare un autentico senso di continuità .

Le tesi di Duhem sembrarono stravaganti alla maggior parte degli storici della scienza, e persino a molti medievalisti, i quali non di rado soffrivano di una sorta di complesso di inferiorità  di fronte a un concetto come quello di «scienza medievale», ...

Le tesi di Duhem furono risolutamente contestate da un eminente storico della Rivoluzione scientifica, Alexandre Koyre, il quale affermò che la scienza classica del secolo XVII non rappresentò in alcun modo una .. continuazione della fisica medievale, anche quando certe idee e concetti medievali potevano apparire straordinariamente simili alle idee presentate nel corso della Rivoluzione scientifica...
...Edward Grandt, nel libro citato, riprende le tesi del Dhuem, smontando le posizioni del Koyre. Dhuem fu ignorato dalla cultura dominante e in particolare dalla cultura che presiede la stesura dei testi per le scuole.


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Su PIERRE DUHEM vedi anche

L.Benassi, Pierre Duhem, in alleanzacattolica.org/idis_dpf/voci/...
Salvare i fenomeni, in www.filosofico.net/
Dizionario di SCIENZA e FEDE, F.J. Lopez Ruitz, Duhem ...in www.disf.org

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COLLEGAMENTO FRA SCIENZA E CULTURA CRISTIANA
secondo lo storico Pierre Duhem
( Da un articolo di Diego Fusaro, http://www.filosofico.net/dhuem.htm)

Animato dalla sola intenzione di svolgere un'indagine storica, senza finalità direttamente apologetiche, Duhem intraprende, agli inizi del secolo XX, una ricerca archivistica di proporzioni che, ancor oggi, lasciano esterrefatti. ..

...Da questo materiale vedrà  la luce il monumentale Le Système du monde. Histoire des doctrines cosmologiques de Platon à Copernic, pensato in dieci volumi, lasciato incompiuto all'ottavo per la morte dell'autore, pubblicato dal 1913 al 1954 con lunghi intervalli.

La documentazione storica duhemiana veniva a smentire uno dei cliche più consolidati della storiografia progressista, quello secondo cui il cristiano "distacco dal mondo" avrebbe congelato l'interesse per l'indagine naturale che fu proprio del mondo greco. Duhem avverte, invece, che la scienza greca aveva già  perduto molto della sua vivacità  al tempo in cui il cristianesimo era diventato un fattore socio-culturale importante e che, in genere, il mancato sviluppo della scienza presso tutte le culture antiche, quella greca inclusa, doveva avere una causa estranea al cristianesimo. E il tratto comune a quelle civiltà  era la concezione circolare del tempo, che rinchiudeva il cosmo e l'esistenza umana in un perpetuo ciclo di nascita-morte-rinascita, senza inizio ne fine e sostanzialmente privo di senso,ovvero l'esatto opposto di quanto può suscitare curiosità  scientifica: "Per condannarlo e gettarlo a mare come una mostruosa superstizione, doveva venire il cristianesimo", scrive Duhem.

Nel 1913, quando pubblica il terzo volume degli Etudes sur Leonard de Vinci, ceux qu 'il a lus et ceux qui l 'ont lu, à ormai consapevole che la sua indagine storica gli ha fornito la prova documentale delle radici medievali della scienza di Isaac Newton (1642-1727), radici ritrovate nella dottrina non aristotelica dell'impetus professata alla Sorbona dai doctores parisienses e riportata dal più eminente fra loro, Giovanni Buridano (1300 ca.-1358 ca.), nei commentari al De Coelo( di Nicola di Oresme) e alla Fisica di Aristotele.

In essa Duhem riconosce chiaramente un'anticipazione della prima legge di Newton, o legge del moto inerziale, e nella meccanica parigina del secolo X1V il segno della fecondità  del tradizionale atteggiamento cristiano verso il cosmo, che, dall' Antico Testamento fino ai Padri e alla Scolastica, ha posto le condizioni del sapere scientifico dei secoli successivi: "Come potrebbe un cristiano non essere grato a Dio per tutto questo?". , egli si interroga stupito. II cristianesimo -e, nella fattispecie, il ricorso a Dio- serve a Duhem per trovare una risposta che, da sola, la scienza non è in grado di fornire all'uomo, a dispetto di quel che invece riteneva Comte e, sulla sua scia, il nutrito stuolo dei positivisti che, in nome del progresso e del dato di fatto, avevano bandito ogni realtà  metafisica (Dio compreso). Metafisica e scienza sono invece da Duhem tenute separate, in modo che non si inquinino a vicenda: solo così ciascuna di esse può saldamente rimanere valida, cosa che, evidentemente, non può avvenire se le si mischiano indebitamente o se si proclama dogmaticamente la superiorità  della scienza sulla metafisica (come fanno i positivisti).

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Da "Edward Grant, LE ORIGINI MEDIOEVALI DELLA SCIENZA MODERNA", Einaudi, 2001, pag.302 - 308

3. Sul rapporto fra scienza medievale e scienza della prima età  moderna

Nonostante i notevoli risultati di cui abbiamo parlato in questo libro, il periodo medievale nell'Europa occidentale è¨ stato molto sottovalutato, e persino calunniato, quasi che il destino lo avesse scelto come capro espiatorio della storia. Almeno due fatti di grande rilievo, avvenuti nel corso del secolo XVII, furono responsabili di questo stato di cose: lo sviluppo stesso della Rivoluzione scientifica e la condanna di Galileo ad opera della Chiesa cattolica nel 1633.

La lunga lotta, condotta nel secolo XVII, per ripudiare la filosofia naturale aristotelica, fini col far apparire quest'ultima come monolitica, rigida, priva di immaginazione e totalmente inadeguata. I suoi sostenitori venivano presentati come individui ottusi e privi di ogni sensibilità, come «persone che spaccavano un capello in quattro», come «parolai» nemici del progresso. L 'immagine del filosofo naturale aristotelico e dello scolastico fu quella del vecchio rudere, difensore dell'immobilismo.
Chi dette il maggior contributo alla formazione di questa immagine fu Galileo, il quale, nel suo famoso Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632), offri un ritratto indimenticabile della inettitudine e della testardaggine degli scolastici. Egli creò la figura di Simplicio, un personaggio di fantasia a cui dette il nome del noto commentatore greco delle opere di Aristotele, vissuto nel secolo VI. Benchè molti aristotelici accettassero il telescopio come valido strumento scientifico, Simplicio dichiara di non aver «sin qui prestato molta fede all'occhiale nuovamente introdotto, anzi, seguendo le pedate de gli altri filosofi peripatetici miei consorti, ho creduto esser fallacie de i cristalli, quelle che altri hanno ammirate per operazioni stupende».

Galileo sottolinea anche la dipendenza servile di Simplicio nei confronti di Aristotele. Per negare che la Terra sia un pianeta orbitante Simplicio si appella ad Aristotele, il quale -spiega Simplicio -mosse obiezioni molto serie, e non risolte, al moto di rivoluzione terrestre: «E poichè ei promosse la difficultà  e non la risolvette, è¨ forza che ella sia, se non d'impossibile, almeno di difficile scioglimento». Col suo genio letterario e artistico, Galileo creò una potente caricatura che fu estesa a tutti i filosofi naturali aristotelici: non solo a quelli del secolo XVII, ma -retroattivamente -anche a quelli vissuti nel Medioevo.

La devastante critica galileiana fu rafforzata da altri autori. Verso la fine del secolo XVII, il grande filosofo inglese John Locke, che aveva studiato la filosofia medievale aristotelica all'Università  di Oxford, definì lo scolasticismo poco più che una vana ginnastica mentale. Nel suo Saggio sull'intelletto umano (1690), libro III, cap. 9, Locke defini «gli uomini delle Scuole» e i metafisici «i grandi maestri di Zecca», coniatori di parole vuote. Quella che essi volevano spacciare per «sottigliezza» e acutezza non era «altro che un buon espediente per coprire la loro ignoranza con una curiosa e inesplicabile rete di parole ambigue. Con una serie di «termini inintelligibili», essi cercavano «di procurarsi l'ammirazione degli altri». Locke parlava a nome della maggior parte degli scienziati e dei filosofi non scolastici del suo secolo.

Queste dure critiche presentavano i filosofi naturali aristotelici come uomini sciocchi, inetti e risibili. Quale contributo essi avrebbero potuto dare alla nuova scienza? Nessuno, secondo i loro critici: la vera scienza poteva nascere solo dal totale rifiuto della filosofia naturale aristotelica e delle opere dei suoi difensori, poichè l'aristotelismo del secolo XVII non veniva distinto da essa, lo scolasticismo medievale era considerato semplicemente una prima versione della stessa concezione generale. In questo modo, tutto lo scolasticismo -dai suoi inizi nel XIII secolo alla sua effettiva conclusione negli ultimi anni del XVII secolo - fu colpito dalla stessa condanna.

La condanna inflitta a Galileo nel 1633 per aver sostenuto il sistema eliocentrico copernicano aggravò enormemente la situazione perchè la Chiesa apparve come l'istituzione che voleva difendere e mantenere in vita l' aristotelismo con mezzi coercitivi.

La filosofia naturale aristotelica fu vista, in tutta la sua storia, come la creatura di una Chiesa pronta a sterminare ogni idea scientifica che le fosse sembrata potenzialmente pericolosa. In questo modo, si venne a perpetuare un'idea completamente falsa della filosofia naturale del Medioevo, e i risultati - contestuali e sostanziali - conseguiti nel campo della filosofia naturale durante l'Età  media (che ho cercato di descrivere in questo volume) sono stati ignorati da quegli storici i quali hanno giudicato il tardo Medioevo con lo stesso atteggiamento mentale che emerse nel secolo XVII, quando la nuova scienza stava lottando per rovesciare la concezione del mondo aristotelica.

(l'autore fa una analogia con le vicende inerenti l'autorizzazione della dissezione dei cadaveri)

... le traduzioni, le università, i filosofi teologico-naturali e la versione medievale della filosofia naturale aristoteIica. Questi vitali aspetti della scienza medievale aprirono la strada ai successivi ottocento anni di ininterrotto sviluppo scientifico, sviluppo che ebbe inizio nell'Europa occidentale e si diffuse poi in tutto il mondo.

4. Sul rapporto fra la scienza dei primi secoli del Medioevo e quella del tardo Medioevo

Se i risultati conseguiti nel tardo Medioevo nel campo della filosofia naturale e della scienza ebbero effetti cosi positivi sulla scienza della prima età  moderna, non è¨ plausibile supporre che un rapporto altrettanto positivo possa esservi stato fra il primo Medioevo (il periodo che va, all'incirca, dall'anno 500 al 1150) e il tardo Medioevo? La risposta è¨ no. Il rapporto è¨ radicalmente diverso.

Con poche eccezioni secondarie, la scienza greca fu assente nei primi secoli del Medioevo. Per esempio, la geometria euclidea fu praticamente inesistente. La scienza greco-araba introdotta nell'Europa occidentale nel secolo XII non andò semplicemente ad arricchire una scienza latina meno sviluppata: rappresentò una rottura traumatica con il passato e un nuovo inizio. Da allora in poi, la logica, la scienza e la filosofia naturale entrarono a far parte del curriculum ufficiale delle nuove istituzioni culturali, le università . Scrittori del primo Medioevo come Macrobio, Marziano Capella e Isidoro di Siviglia venivano ancora letti nel tardo Medioevo, ma non erano piu molto autorevoli. Erano stati sostituiti da Aristotele e da uno stuolo di autori greco- arabi che, a loro volta, sarebbero stati completati da studiosi tardomedievali dell'Occidente europeo.

5. La scienza greco-arabo-latina: un trionfo di tre civiltà 

Anche se, come abbiamo visto, le origini della scienza possono essere fatte risalire alle antiche civiltà  dell'Egitto e della Mesopotamia, la scienza moderna emersa nel secolo XVII nell'Europa occidentale fu l'erede di una tradizione scientifica che, cominciata nell'antica Grecia e nella civiltà  ellenistica, alimentata e sviluppata in seno alla vasta civiltà  islamica, fu introdotta nella civiltà  dell'Occidente europeo verso la fine del secolo XII. Per questa ragione, la scienza e la filosofia naturale che ho preso in esame in questo libro possono essere adeguatamente definite come la scienza «greco-arabo-latina».

Il mio principale obiettivo è stato quello di spiegare l'ultima fase, quella latina, di questo straordinario processo tripartito. Le conquiste collettive di queste tre civiltà , nonostante le loro importanti differenze linguistiche, religiose e culturali, costituiscono uno dei piu grandi esempi di pluriculturalismo che la storia abbia conosciuto. Un esempio di pluriculturalismo nel senso migliore del termine. Esso fu possibile solo perchè¨ gli studiosi di una civiltà riconobbero la necessità  di imparare dagli studiosi di un'altra civiltà . Gli uomini di cultura latini riconobbero, nel secolo XII, che non tutte le civiltà  erano uguali. Erano dolorosamente consapevoli che, nel campo della scienza e della filosofia naturale, la loro civiltà  era chiaramente inferiore a quella dell'lslam. Si trovarono di fronte a una scelta inevitabile: imparare da chi era superiore a loro, o rimanere inferiori per sempre. Scelsero di imparare e compirono un enorme sforzo per tradurre in la- tino quanti più testi arabi era possibile. Se avessero pensato che tutte le culture sono uguali, o che la loro era superiore, non avrebbero avuto motivo di impadronirsi delle dottrine arabe e la grande Rivoluzione scientifica dei secoli successivi non vi sarebbe stata.

Se risaliamo indietro di alcuni secoli, vediamo che lo stesso fenomeno si verificò in seno alla civiltà  dell'Islam. Verso la fine del secolo VIII, gli intellettuali islamici, che parlavano e scrivevano in arabo, vennero a conoscenza di un vasto patrimonio culturale, rappresentato dalla letteratura scientifica greca. Riconoscendo che la mancanza di una letteratura scientifica in lingua araba rappresentava un grosso limite culturale e intellettuale, essi si misero a tradurre in arabo i testi greci di scienza e di filosofia naturale. Se gli studiosi musulmani avessero pensato di non aver nulla da imparare dai «pagani greci morti», e i cristiani di lingua latina avessero anch'essi creduto di non aver nulla da imparare dagli «eretici musulmani morti», il grande movimento delle traduzioni medievali non vi sarebbe mai stato, impoverendo la storia e ritardando di molti secoli il progresso scientifico. Fortunatamente ciò non accadde, per cui possiamo considerare il cammino percorso dalla scienza e dalla filosofia naturale greco-arabo-latine come un processo di sviluppo continuo, che rappresenta uno dei capitoli più gloriosi della storia dell'umanità  perchè¨ gettò le basi della scienza moderna.

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DIALOGO TRA SCIENZA E CRISTIANESIMO:
FONTE DI RECIPROCO ARRICCHIMENTO (breve sintesi storica
)

( Intervento di Carlo Cirotto, direttore del dipartimento di biologia cellulare e molecolare del'Università  di Perugia )

E' fuor di dubbio che la scienza costituisca un aspetto non secondario dell'attuale cultura europea. Tutti gli abitanti del vecchio continente hanno avuto modo, prima o poi, di conoscerla; alcuni, pochi,sotto la forma astratta e un po' elitaria della teoria scientifica, altri, i più, sotto la forma concreta delle applicazioni tecnologiche. Gli stessi linguaggi europei si sono arricchiti di termini tecnico-scientifici, dimostrando che lo stesso comune modo di pensare risulta ormai pervaso dalla scienza e dai suoi derivati. In breve, non sarebbe possibile, oggi, immaginare una cultura europea priva del contributo della scienza.

Non è¨ necessario essere in possesso di una cultura storica particolarmente vasta per rendersi conto che l'Europa è l'unico luogo al mondo in cui la scienza abbia trovato un ambiente culturale adatto che ne ha favorito la nascita e lo sviluppo.

La scienza, in una accezione vicina a quella moderna, è¨ comparsa varie volte, in epoche e in paesi diversi durante la storia dell'umanità . Nacque in Cina dove dette vita ad una raffinata tecnologia. Nacque in India. Nacque e crebbe in Grecia da dove fu esportata alle vivaci e ricche città  dell'Asia Minore e ad Alessandria dove, grazie ad istituzioni di grande rilievo, il Museo e la Biblioteca, portò frutti di sommo ingegno.
Durante i primi dieci secoli dell'era cristiana rifiorì nei paesi islamici, dove si assistette a spettacolari balzi in avanti soprattutto nelle matematiche. Fin dove fu possibile, ognuna di queste civiltà cercò di fare tesoro delle conquiste scientifiche precedenti. In nessun caso, però, la scienza ebbe la possibilità  di divenire cultura di popolo. Non trovò mai le condizioni opportune per espandere le sue radici e crescere. E ciò portò ogni volta alla sua scomparsa.

In Europa le cose andarono diversamente. E'tradizione far risalire la nascita della scienza moderna a Galileo. Questa, però, è un'ultra-semplificazione. In realtà, Galileo non è che la fase terminale di un lungo processo che ebbe inizio intorno al decimo secolo, quando la dormiente cultura europea fu stimolata ad un nuovo interesse per la scienza e per la natura.
Come spesso accade nella storia della scienza, ad un singolo individuo toccò di giocare il ruolo chiave di stimolo. Si chiamava Gerberto di Aurillac, un francese che divenne papa nel 999 con il nome di Silvestro II. Attraverso le relazioni ecclesiastiche che intratteneva con la Spagna settentrionale,si procurò molti trattati arabi in traduzione latina e "lanciò" l'insegnamento dei primi rudimenti delle scienze (allora "filosofia naturale") nelle scuole più alte del tempo, quelle annesse alle cattedrali europee: Colonia, Utrecht, Sens, Cambrai, Chartres, Laon, Auxerre, Rouen.

Fino alla nascita delle università , sul finire del dodicesimo secolo, queste scuole furono i più importanti centri culturali dell'occidente.
A partire da1 1200, le università  di Bologna,Parigi e, probabilmente Oxford, da poco istituite, divenner rapidamente centri fiorenti di cultura e raccolsero l'eredità  delle ormai sorpassate scuole cattedrali. Nell'ambito delle università  iniziò un tumultuoso quanto affascinante processo di definizione degli ambiti propri di ciascun sapere. Fino ad allora, infatti, non era ben chiaro quali fossero i confini delle competenze della teologia, della filosofia, delle scienze naturali. Soprattutto a Parigi l'atmosfera divenne ben presto incandescente. I filosofi erano schierati contro i teologi e viceversa. La lotta era condotta senza risparmiare colpi. Quando la misura fu colma, intervenne, con tutta la sua autorità , il vescovo di Parigi Etienne Tempier, che emanò una condanna di ben 219 proposizioni, tratte da molte fonti e condivise da molti turbolenti sostenitori. Era il 1277. Alcune delle proposizioni condannate erano di provenienza aristotelica e riguardavano il mondo e l'onnipotenza divina. Come spesso accade, dalla condanna trassero beneficio coloro che si erano mantenuti in posizione defilata nella controversia: gli studiosi della natura, che incominciarono cosi a scrollarsi di dosso le ipoteche della meccanica e della fisica aristoteliche. Ingegni di primo ordine come Giovanni Buridano, Nicola di Oresme e Alberto di Sassonia misero in dubbio la meccanica di Aristotele giungendo, ad esempio, a definizioni corrette di velocità  uniforme e di moto uniformemente accelerato. E così, dai membri del Merton College fu derivato quello che è conosciuto come teorema della velocità  media.

Molti di questi nuovi impianti teorici furono utilizzati di sana pianta da Galileo. Per questo è più giusto considerarlo come uno che conclude un lungo processo di distacco dalla fisica aristotelica piuttosto che uno che inventa una scienza ex novo.

Dalle poche note storiche che ho tratteggiato qui sopra risultano evidenti due aspetti della questione.
II primo è che la scienza moderna europea è nata e si è sviluppata nell'alveo della cultura teologico-filosofica cristiana godendo di quel processo di differenziamento che ha portato alla definizione dei diversi ambiti culturali.
II secondo è che, pur tra inevitabili frizioni e reciproche difficoltà, il dialogo tra uomini di scienza e istituzioni cristiane non è mai stato interrotto ed, anzi, è sempre stato fonte di reciproco arricchimento. Tutto ciò, evidentemente, è stato reso possibile da alcuni capisaldi della dottrina cristiana come quelli che riconoscono la trascendenza di Dio, la linearità  della storia, la piena autonomia e responsabilità  umane.


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