DIDATTICA
I 150 anni della tavola di Mendeleev, il rivoluzionario degli elementi


Il primo giorno di marzo del 1869, e dunque 150 anni fa, il chimico russo Dmitrij Ivanovic Mendeleev (1834-1907) presentava la sua famosa "Tavola periodica degli elementi", che oggi sotto forma di poster campeggia in tutte le aule di scienze del mondo e in omaggio a questa straordinaria invenzione l’Onu ha dichiarato il 2019 "Anno internazionale della tavola periodica degli elementi".

Mendeleev, infatti, era un appassionato giocatore di carte e il gioco che maggiormente preferiva era il cosiddetto "solitario". E proprio inventando un "solitario chimico" gli venne l’idea che gli avrebbe dato fama e prestigio. Mendeleev trascrisse su cartoncini il simbolo degli elementi conosciuti e il loro peso atomico, vale a dire il numero che si ottiene facendo la somma dei neutroni e dei protoni contenuti nel nucleo di ogni atomo, e si mise a giocare con quei cartoncini ordinandoli e organizzandoli proprio come si usa fare con le carte da gioco.

Vedi l'articolo su avvenire.it, 27 febbraio 2019

 
Canzoni didattiche di Lorenzo Baglioni




LEGGI DI KEPLERO



LA TEORIA DELLA RELATIVITA'



TRIGONOMETRIA



IL RAP DEL TEOREMA DI RUFFINI



LA GENETICA DI MENDEL



IL RAP DELLE OSSIDORIDUZIONI
 
Il video che vi farà sentire minuscoli: ecco il confronto tra noi e l’universo

Uno spettacolare video mette a confronto le varie dimensioni di pianeti e stelle dell’universo. Partendo dalla Luna passa in rassegna tutti i pianeti del nostro sistema solare e altri pianeti rocciosi e stelle. Si passa poi ad analizzare le distanze tra i vari pianeti e le galassie esterne alla via Lattea facendo ben comprendere l’enormità dell’universo - (video da youtube)



DARWIN E WALLACE

Un articolo di Simone Paliaga, che racconta come la ipotesi evoluzionista fu propagandata col nome di Darwin, lasciando nell'ombra Albert Wallace che aveva presentato in contemporanea una sua ricerca sulla questione alla "Linnean Society" di Londra.


Vedi l'articolo "Darwin, il caso Wallace e la mano di Dio", di Simone Paliaga, pubblicato su "avvenire.it" il 22 settembre 2017.


La scienza greco-arabo-latina: una conquista di tre grandi civiltà

E' il titolo di un capitoletto del libro di "E. Grant, Le origini medioevali della scienza moderna".
Una delle frase centrali: "Le conquiste collettive di queste tre civiltà , nonostante le loro importanti differenze linguistiche, religiose e culturali, costituiscono uno dei piu grandi esempi di pluriculturalismo che la storia abbia conosciuto. Un esempio di pluriculturalismo nel senso migliore del termine. Esso fu possibile solo perchè gli studiosi di una civiltà  riconobbero la necessità  di imparare dagli studiosi di un'altra civiltà ".

- Vedi l'intero paragrafo
- Vedi anche la pagina "STORIA" in questo sito
NATURA E NUMERI

Un meraviglioso video (da "YouTube") ispirato ai numeri, alla geometria e alla natura, realizzato da Cristobal Vila accompagnato dal brano "Often a Bird" di Wim Mertens.
Rassegna di vari esempi di presenza della serie di Fibonacci in fenomeni della natura.



Aurora boreale su Saturno

Il fenomeno, dovuto alla interazione delle particelle cariche provenienti dal Sole con la ionosfera terrestre, dopo essere state intrappolate dal campo magnetico, sono presenti anche in altri pianeti del Sistema solare. Come si vede nell'immagine della NASA, l'aurora è molto alta. A differenza della Terra, dove il magnifico spettacolo dura solo poche ore, su Saturno l'aurora può brillare anche per diversi giorni. Nel 2013 il fenomeno è stato particolarmente rilevante.

Vedi il sito dell'Istituo Nazionale di Astronomia
Volpe a caccia nella neve

La volpe ascolta i sottili rumori della sua preda che si muove sotto la neve, facendo molta attenzione per non provocare spavento. Poi spicca il salto, con una perfetta traiettoria parabilica (da "studio sul lancio dei proiettili" !)



Vedi il filmato
Il CHILOGRAMMO: unità  di misura sotto osservazione

Il chilogrammo è l'unica tra le unità  di misura SI che è definita in relazione ad un manufatto e non a una proprietà  fisica presente in qualche fenomeno particolare...
Torna ad emergere l'esigenza di rinnovare la definizione facendo riferimento a fenomeni fisici precisi, a supporto di una sicura garanzia sulla stabilità  e sulla riproducibilità .

Aurore boreali.1

Questo nome è dato a splendidi spettacoli naturali di natura luminosa; ma essi sono anche un fenomeno complesso di interazione fra le particelle cariche del vento solare, il campo magnetico terrestre e l' atmosfera. Il meccanismo che rende ragione del fenomeno è stato descritto in maniera abbastanza esauriente nel secolo XX, dopo la scoperta delle fasce di Van Allen.


Vedi un filmato con la presentazione in successione di vari fenomeni di aurore ripresi in tempi e località  diverse
Fa da sottofondo musicale il brano "Chiar di luna", di Ludwig van Beethoven (Sonata nr.14 in Do diesis minore op. 27 n.2)
Aurore boreali.2

Una fascia di Van Allen è un "toro" di particelle cariche, provenienti dal sole, orientate su particolari traiettorie dal campo magnetico terrestre. Queste particelle viaggiano a velocità  altissime, con una combinazione di moto elicoidale e spiraliforme, da un polo terrestre all'altro, con la complicità  della inclinazione dell'asse terrestre rispetto al piano dell'eclittica.
Due sono le fasce di Van Allen che circondano il nostro pianeta, una interna costituita principalmente da protoni ed una più esterna costituita da elettroni.


Nel video le riprese di una spettacolare aurora boreale - novembre 2010
Aurore boreali.3

L' elettromagnetismo parla della presenza della "Forza di Lorentz". Essa agisce su una particella carica che entra in un campo magnetico. In prossimità  dei poli le particelle in rtazione acquistano forti accelerazioni e colpiscono le molecole dell'alta atmosfera mettendo "in agitazione" gli elettroni delle orbite periferiche, i quali a loro volta diventano emettitori di onde luminose di diversa frequenza (diversi colori).


Nel video le riprese dello svolgimento di una aurora boreale
Aurore boreli.4

Le aurore sono più frequenti durante i periodi di intensa attività  solare. Dal primo mese del 2012 questa è particolarmente potente e il fenomeno delle aurore boreali si è mostrato più volte con grande spettacolarità. Nel video si succedono le riprese del fenomeno accaduto nel gennaio 2012, filmate in Norvegia.


Vedi il filmato
Aurore boreali.5


Le particelle cariche, provenienti in massima parte dal sole, sono intrappolate dal campo magnetico terrestre in zone, e costituiscono le "fasce di Van Allen". Due sono le fasce di Van Allen che circondano il nostro pianeta, una interna costituita principalmente da protoni ed una più esterna costituita da elettroni.
La presenza della fascia di Van Allen era già  stata teorizzata prima dell'era spaziale, ma ottenne una conferma sperimentale solo con il lancio delle missioni Explorer 1 (31 gennaio 1958) ed Explorer 3, sotto la supervisione del prof. James Van Allen. I primi studi sistematici della fascia di radiazioni furono eseguiti grazie alle sonde Explorer 4 e Pioneer 3. Gli scienziati dell'agenzia spaziale americana hanno collegato il fenomeno della apparizione e dell'intensificarsi delle aurore boreali alla fluttuazione dei fenomeni che avvengono sulla superficie del sole.


Vedi il filmato
INDICE

Einstein, Giordano Bruno, Galileo Galilei ... e la relatività  (Mario Bonfadini)
Aforismi e citazioni
Recensioni e critiche al libro "DAL BIG BANG AI BUCHI NERI", di Stephen Hawking
L'ambiente nella teoria di Maltus e Ricardo   (doc)
Bagdad: dalla capitale dei Califfi all'Iraq moderno  (web)
Ecclesiastici e astronomi  ( di Mario Bonfadini) - (doc)

Scienziati e... cretini. A proposito di una intervista a Giorgio Odifreddi ( di Mario Bonfadini)
Scienziati, cretini e cristiani liberi, di Massimo Introvigne  (web)
SCIENZIATI E ... CRETINI.
A proposito di un libro di Piergiorgio Odifreddi e delle numerose interviste seguite
(di Mario Bonfadini)

Ma che tipo è questo Piergiorgio Odifreddi? Lo conoscevo per varie pubblicazioni di carattere divulgativo, che conservo. In esse alcune idee un po' "di tendenza" sono espresse con un certo garbo e in forma accettabile dagli 'intelligenti' (ce ne sono ancora qua e là).

Leggo sul quotidiano Repubblica del 4 marzo 2006 un suo articolo dal titolo "Il bibliofilo e la bugia di Galileo" e lo trovo allineato con quanti intendono oggi rivedere la storiografia scientifica e osano scalfire il "mito" Galileo.

Ma qui, in questa intervista, chi è? Mi sembra uno studente di Liceo ripieno delle idee cha ancora si scrivono sui testi scolastici, infarcite di abusato scientismo e intossicate dal vecchio oscurantismo illuminista al quale la cultura è rimasta asservita per due secoli. Certe idee sostenute sul rapporto fra Chiesa e Scienza sono ormai morte con Ludovico Geymonat. E non può essere citato Brecht per sostenere una verità  che egli stesso considera tesi "preconcetta" alla quale vuole piegare la narrazione (teatrale) delle vicende di Galileo!

Odifreddi pare ignorare in pieno la presenza nel panorama della storia della Scienza di figure come Newton, Ampère, Farady, Volta, Maxwell, Plank, Rubbia,... ( e tanti altri ancora, senza citare i "preti scienziati") che hanno affiancato la loro attività  scientifica ad una fede e a una pratica cristiana coerente.

La stessa Margherita Hack, nel dichiarare la sua fedeltà  alla scelta atea la chiama "una fede") ne rivendica il carattere di libertà  e dice: "La scienza non centra !".

Auguro un po' di serietà  e la perseveranza nell' accostare studi anche recenti sulla storia della scienza, che aiutano a rivedere certe posizioni "vecchie", che vanno bene solo per i veri "cretini" (ce ne sono ancora un po' qua e un po' là), ma che non possono incantare più di tanto.

EINSTEIN, GIORDANO BRUNO, GALILEO GALILEI... e la relatività 
Lettera di Mario Bonfadini al Corriere della sera, non pubblicata (09-02-2005)

Bene parlare di Einstein,come nel numero del Corriere di domenica 7 febbraio, presentare per sommi capi i punti salienti della teoria della relatività , indicare siti utili per un approfondimento; ma collegare la relatività  a Giordano Bruno mi è parso eccessivo e fuori luogo. E' vero: anche testi recenti insistono su queste tematiche, nel vecchio tentativo di trovare "anticipatori" illustri al pensiero moderno; non tutti sono sostenuti da una decente analisi storica. L'esempio della navicella che viaggia sull'oceano era piuttosto diffuso nella letteratura filosofica e scientifica del tempo di Giordano Bruno; anzi è esso stesso anticipato nei testi di Giovanni Buridano e di Nicola di Oresme ( Parigi, sec. XIII ) (1). Idee sulla relatività  del moto, sulla non definibilità  di un centro nell'Universo e sulla estensione del medesimo, sono presenti in maniera ben più organica in Nicola Cusano ( sec. XV). Teniamo Giordano Bruno lontano dalla vera ricerca scientifica, pena una reiterata confusione intellettulale. Evitiamo agli studenti di inserire esempi mal collocati nelle loro tesine d'esame a volte sotto l'occhio distratto degli insegnanti; l'esempio della nave mal si applica alla superficie della terra considerata in rotazione e non in moto uniforme nel modello Copernicano. Non quindi un "annunciatore del principio della relatività  all'alba delle fisica moderna".

Giordano Bruno può essere giustamente ritenuto uno dei tanti ( non l'unico, non il migliore) che condidera il "pensare libero" ( senza norme, senza disciplina mentale, risultante dal mescolamento di intuizioni, emozioni, fantasie e concetti) come "libero pensiero".

Giordano Bruno è certamente in sintonia con un modo di affrontare la realtà  secondo lo stile "new-age". Collegarlo alla relatività  di Einstein può indurre a dare al termine scientifico "relativo" , usato per la teoria di Einstein, un insieme di significati di tipo emozionale, suggestivo,fantasioso: un cattivo contributo alla esigenza di corretta educazione scientifica di cui la nostra cultura ha enormemente bisogno.
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(1) "Benchè a noi sembri che la Terra sulla quale viviamo sia in quiete, e il Sole ruoti intorno a noi sulla sua sfera, potrebbe essere vero anche il contrario, poichè i fenomeni celesti osservati rimarrebbero gli stessi. Se la terra ruotasse, noi non ci accorgeremmo del suo moto rotatorio. La situazione sarebbe analoga a quella di una persona che si trovasse su una nave in movimento mentre questa sta sorpassando un'altra nave ferma. Se l'osservatore sulla nave in movimento immagina di essere in quiete, lerra ruotasse attorno a lui, noi avremmo la percezione opposta".
(Giovanni Buridano)
"Sembrerebbe a noi continuamente che la parte in cui ci troviamo sia ferma e che l'altra si muova sempre, così come a un uomo che si trova su un'imbarcazione in movimento sembra che siano gli alberi fuori a muoversi. Analogamente se un uomo fosse in cielo, supponendo che si muovesse con moto diurno gli sembrerebbe che la terra fosse mossa di moto diurno, come a noi sulla terra sembra che faccia il cielo"
(Nicola di Oresme, in "Livre du ciel")
 
Recensioni e critiche al libro "DAL BIG BANG AI BUCHI NERI", di Stephen Hawking

Da una intervista a Stanley L. Jaki

Recensione di Nicola Sabatini (web)
Recensioni, opinioni, critiche (web)

DA UNA INTEVISTA A STANLEY JAKY

D. Fra gli obiettivi dichiarati della scienza moderna vi è quello di svelare anche il senso della vita dell’uomo e in questo modo essa viene a occupare ambiti propri della metafisica e della teologia. Le stesse teorie del Tutto, che intendono dimostrare l’intrinseca necessità dell’universo, sono il frutto di questa mentalità. Si tratta certamente di un inganno, ma come svelarlo, quando a diffonderlo presso il grande pubblico sono scienziati e divulgatori del calibro di Stephen W. Hawking, Carl Sagan, Paul Davies e Steven Weinberg, autori — rispettivamente — di Dal Big Bang ai buchi neri (trad. it., Rizzoli, Milano 1988), di Cosmo (trad. it., Mondadori, Milano 1981), di Dio e la nuova fisica (trad. it., Mondadori, Milano 1984) e di I primi tre minuti. L’affascinante storia dell’origine dell’universo (trad. it., Mondadori, Milano 1993)

R. Il modo più semplice per smascherare i sofismi di Hawking, Sagan, Davies e di altri è osservare come i presupposti dei loro ragionamenti non possono essere provati scientificamente. Per esempio, essi presuppongono che l’universo fisico sia in senso letterale un universo, ovvero la totalità delle cose.
Proprio il carattere totale non può essere provato scientificamente siccome non è permesso all’osservatore di uscire al di fuori dell’universo per poterlo studiare. Gli scienziati farebbero bene a non occuparsi più di cosmologia fin tanto che essi intendano per cosmo la totalità delle cose in senso stretto. Forse dovrebbero dirsi studiosi di "super-galattologia" o di "orizzontologia". Ho ampliato e argomentato queste considerazioni nelle mie Forwood Lectures all’Università di Liverpool, pubblicate con il titolo Is There a Universe? (Whethersfield Institute, New York 1993).
Naturalmente non ci si potrà aspettare che Hawking, Alan H. Guth, Weinberg e altri rinuncino alla parola cosmologia. Nel rinunciarvi essi riconoscerebbero che, pur essendo scienziati, non potranno mai diventare anche i padroni dell’universo.
Un altro dei presupposti non dimostrati a cui facevo riferimento consiste nel sostenere che l’esistenza di una teoria fisica "perfetta" equivarrebbe a dimostrare che la realtà — meglio, l’intero mondo fisico — costituisca necessariamente quella totalità a cui si è accennato prima. Si noti preliminarmente che, per il teorema di Gödel, nessuna teoria può aspirare a essere "perfetta". Infatti, nessuna teoria scientifica che coinvolga qualcosa di più di banali identità matematiche può avere al suo interno la prova della sua consistenza. Da questo punto di vista si dia un’occhiata all’indice analitico dei libri scritti da questi scienziati. Troppo spesso è assente il nome di Gödel, e da ciò si può facilmente concludere che essi abbiano ancora da imparare alcune nozioni di carattere elementare, benché si tratti di persone insignite del premio Nobel o di potenziali premi Nobel.

Leggi il testo della intera intervista
 
Scienziati, cretini e cristiani liberi di Massimo Introvigne
(da "il Giornale", 2 marzo 2007)

Il pamphlet del matematico Piergiorgio Odifreddi Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), pubblicato con grandi squilli di tromba da Longanesi, è un libro nato già vecchio e moribondo, un po’ come il governo Prodi rianimato dal Parlamento. Sostiene che ogni religione è necessariamente nemica della scienza, della democrazia e del progresso economico. Il matematico ci assicura che «lo stesso termine cretino deriva da cristiano» e che il cristianesimo, «essendo una religione per letterali cretini non si adatta a quelli che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo»: il che spiegherebbe anche la sua fortuna, perché «metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media». Ma ammette che questa critica risulterà poco convincente per molti - alcuni, chissà, potrebbero anche offendersi - e propone allora di scavare più a fondo per scoprire che il testo contrario alla ragione e al progresso è la Bibbia ebraica, che in più ha una carica di violenza che spiegherebbe anche perché l’attuale Israele (peraltro fondato da socialisti piuttosto laici) sia uno «Stato fascista» che perseguita i musulmani palestinesi. Certamente a Odifreddi non piace neanche l’islam, che è pur sempre una religione, ma i musulmani hanno diritto a una certa indulgenza in quanto «vittime delle Crociate» e oggi della «conquista dei loro pozzi di petrolio».

Vecchiumi, appunto, fatti a pezzi dalla storiografia e dalla sociologia storica più recenti. A Odifreddi non si può che consigliare, per limitarsi a un solo riferimento, la lettura delle opere del maggiore sociologo delle religioni vivente, Rodney Stark, che non è un cattolico e si dichiara «credente a modo suo», e non è neanche un cretino o almeno tale non è considerato dai suoi colleghi di tutto il mondo (in maggioranza non credenti) che lo hanno eletto ripetutamente alla presidenza sia della Società per lo studio scientifico della religione sia dell'Associazione di sociologia delle religioni.

Come Stark spiega nel magnifico best seller La vittoria della ragione (tradotto anche in italiano) il Dio della Bibbia ha questo di particolare: ha creato il mondo secondo ragione, il che implica che le leggi dell’universo possano essere scoperte e comprese dalla ragione umana. La scoperta progressiva di leggi secondo cui funziona l’universo è quanto siamo abituati a chiamare scienza. La scienza non nasce in Cina o in India - dove manca la nozione di un Dio personale e ragionevole che ha messo ordine nel mondo - e neppure (benché molti si ostinino a pensare il contrario) nel mondo islamico, la cui idea di Dio è quella di un sovrano che può cambiare le leggi dell’universo come e quando crede. Grandi scoperte empiriche e sviluppi tecnologici in settori specifici non portano i musulmani alla formulazione di vere e proprie teorie scientifiche. Il cristianesimo, invece, non si limita a inventare la scienza. Inventa anche la nozione di persona umana, dotata di libertà e responsabilità. Le leggi dell’universo non sono solo di natura scientifica: ve ne sono anche di natura morale. Nasce così l'idea di persona, dotata di diritti che implicano anche la libertà politica - declinata diversamente secondo i tempi e i luoghi - e la tutela della proprietà privata.

Scienza, libertà della persona e proprietà privata sono le tre basi del progresso e dell’economia moderna. Un mondo forgiato da credenti: cristiani come Newton o i banchieri fiorentini del tardo Medioevo, o ebrei come Einstein. Tutti cretini?