SCIENZA

INDICE di ARTICOLI

RICERCA SCIENTIFICA E CONOSCENZA DELLA REALTA'
Ø Scienza e certezza - di Bersanelli-Gargantini - (pdf) - (doc) - (qui)
Ø Il metodo galileiano, "giudice e carnefice" della realtà - di Ilya Prigogine - (pdf) - (qui)
Ø Fisica quantisitica e conoscenza della realtà, - di Leon Lederman (Nobel della Fisica)
    - (pdf) - (doc) - (qui)

I METODI DELLA RICERCA SCIENTIFICA
Ø Max Plank: ipotesi e fede nella ricerca scientifica - (pdf) - (doc) - (qui)
Ø Solo lo stupore conosce - Presentazione in Power Point (dal web)
Ø I rischi e i limiti della scienza sperimentale, in Lorenzo Magalotti - (pdf)
  - da “M. Baldini, Gli scienziati ipocriti sinceri, Metodologia e storia della scienza, Armando,1978”
Ø Modelli, ipotesi, verità, certezza e il caso Galileo. Una proposta didattica. - di Alfio Briguglia - (pdf)

DAL METODO AI FONDAMENTI E AL FINE
Ø Scienza e fede, e se fossero COMPLICI ? - di Giuseppe Tanzella Nitti, in "Avvenire",
    24 maggio 2018
-(pdf)
Ø La verità della scienza? Nella sua FALLIBILITA'
    - Articolo di Andrea Lavazza, intervista al filosofo Massimo Pigliucci (Avvenire, 13 febbraio 2018)
    - (pdf) - (doc)
Ø Le goffe contraddizioni dello scientismo
    - di John Polkinghorne (Osservatore Romano, 9 novembre 2008) - (pdf) - (doc)
Ø Scienza e scientismo oggi - appunti di Mario Bonfadini - (pdf) - (doc)
Ø Fede, scienza e falsi miti della cosmologia contemporanea - di Luciano Benassi - (pdf) - (doc)

MATEMATICA
Ø Note sulla epistemologia della matematica - di Giovanni Prodi - (pdf)
Ø Le scienze filosofiche e matematiche - Appunti di Bruno Bordignon - (pdf)

ALTRI ARTICOLI


ANCHE LA SCIENZA PUO' PARLARE DI DIO

Eulero, il prolifico matematico svizzero del XVIII secolo, e uno dei più grandi di ogni tempo, era anche un uomo profondamente religioso. Era pure membro dell'Accademia Reale delle Scienze a San Pietroburgo, in Russia; un giorno, giunse in visita all'accademia un celebre ateo, l'illuminista francese Denis Diderot, a quanto pare con la missione di convertire alla miscredenza i membri di quell'associazione! A Eulero venne detto del visitatore, e gli fu riferito che Diderot non sapeva di matematica. Così, lo sorprese in un dibattito pubblico, domandandogli: «Signore, a più b alla potenza n diviso n uguale x; quindi, Dio esiste! Risponda!». Diderot, che non ci aveva capito nulla, non riuscì ad aprire bocca. Nella stanza scoppiò una fragorosa risata e l'umiliato miscredente si ritirò. Il giorno dopo, fece i bagagli e se ne tornò in Francia...

- Leggi l'intero articolo, di Amir D. Aczel
  (da Avvenire del 11.02.2015)
VERONESI E ZICHICHI PARLANO DI DIO

Un dibattito? Un confronto? Non pare proprio. Differenti sono i livelli sui quali i due illustri personaggi si pongono per sostenere le loro opinioni.
Umberto Veronesi si espone nell'elencare ragioni che ritiene valide per giustidicare la sua negazione di Dio. Zichichi difende la sua posizione di credente, ma soprattutto vuole escludere che si possa con argomenti scientifici dimostrarne la non esistenza e ribadisce che lecitamente lo scienziato può attingere dalle sue conoscenze scientifiche argomenti a "sostegno" della sua fede.
L'astronoma e astrofisica Marrgherita Hack, dopo aver utilizzato per tanti anni il fantomatico "caso" per giustificare la costruzione dell'Universo, negli ultimi decenni della sua carriera scientifica onestamente confessava che la sua professione di ateismo non era indotta da motivazioni legate alla scienza; e sosteneva che la scienza non può dimostrare l'esistenza di Dio, ma nemmeno può portare ragioni per indurre a negarla.
E' certo che in una grande maggioranza degli scienziati (grandi ricercatori e teorici, non solo praticanti o docenti) l'attività scientifica non ha ostacolato la presenza di una professione di fede. Solo alcuni del lungo elenco: Tolomeo, Copernico, Keplero, Galileo, Newton, Pascal, Cartesio, Ampere, Maxwell, Lagrange, Gauss, Lavoisier, Volta, Faraday, Kelvin, Tesla, Marconi, Einstein, Spallanzani, Plank, Heisemberg... e tanti altri.

Per una prima informazione sull'accaduto: - Antonino Zichichi a Umberto Veronesi: Dio esiste e la prova è l’universo
in "ilfattoquotidiano.it"
- Veronesi vs Zichichi: tra scienza e teologia, Dio non esiste, anzi sì, ma forse no
in "blastingnews.com"
- Il cancro è questione di cellule, ma l'universo è la prova di Dio
in "ilgiornale.it"
- Zichichi: "Caro Veronesi, ti spiego perché Dio esiste..."
in "liberoquotidiano.it"

PREMIO NOBEL PER LA FISICA AGLI INVENTORI DEL LED A LUCE BLU

Il Nobel è assegnato a tre ricercatori giapponesi, Isamu Akasaki, Hiroshi Amano, e Shuji Nakamura, con questa motivazione: “Per l’invenzione di diodi efficienti che emettono luce blu, che ha permesso lo sviluppo di sorgenti di luce bianca luminose ed energeticamente economiche”.
I tre avevano raggiunto il risutato delle loro ricerche ed applicazioni agli inizi degli anni novanta, nel secolo scorso.
La loro invenzione è risultata fondamentale per ottenere luce bianca molto intensa, utilizzata per gli schermi di tante apparecchiature digitali e per ottenere illuminazione di ambienti a basso costo.

Vedi un articolo sul web
[Le Scienze, 7 ottobre 2014]

Altri articoli di interesse:
- Covo, paese a tutto led [Corriere della Sera, 19.02.2013]
- Il comune di Solza (Bg) sceglie l'illuminazione a led
- Lampadine a led, il futuro dell’ illuminazione
- L’illuminazione funzionale a LED: un mito o una realtà?
- "cielobuio.org.it" contro l'inquinamento luminoso

CREAZIONE: Dio non è contro Darwin

Molti equivoci nel dibattito su evoluzione e creazione sono venuti dalla pretesa di contestare la creazione sulla base della teoria dell’evoluzione mettendo il racconto biblico sullo stesso piano della scienza, ma sono venuti anche dall’opposizione all’evoluzione motivata da una lettura errata della Sacra Scrittura. Nello stesso tempo non si può ricavare dalla scienza quello che la scienza non può dire, e cioè dimostrare o negare l’esistenza di Dio o dell’anima. Sono fondamentalismi di segno opposto che purtroppo persistono ancora in alcune frange del mondo scientifico e del mondo religioso e non giovano né alla scienza né alla religione. Non dobbiamo scegliere tra evoluzione e creazione. La dottrina teologica e la narrazione biologica dell’evoluzione sono complementari.

Vedi L'intero articolo di Fiorenzo Facchini su Avvenire.it, 24 settembre 2012 -
Vedi in formato pdf
Intervista al fisico Ugo Amaldi



Ayala (premio Templeton): la risposta alle domande più importanti non verrà dalla genetica.

A Francesco Ayala è stato assegnato per il 2010 il prestigioso premio Templeton.
Lo studioso, affrontando il tema dell'unicità dell'uomo, si schiera contro ogni approccio riduzionistico, induttivistico ed empirico, in base al quale alcuni scienziati sembrano credere che quando dispor-remo di tutte le informazioni genetiche che costituiscono l'essere umano avremo risolto tutti i nostri problemi.
Vedi articolo di Mario Gargantini, 29 marzo 2010
La fisica di Aristotele confermata da relatività e quantistica.
Articolo di Enrico Berti, in "Osservatore Romano" del 3 dicembre 2009.

Ampi stralci di una relazione tenuta al Convegno "From Galilei's Telescope to Evolutionary Cosmology. Science, Philosophy and Theology in Dialogue" organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze e dalla Pontificia Università Lateranense.
"Della incompatibilità del sistema tolemaico con la fisica e la cosmologia aristotelica si avvidero chiaramente i filosofi aristotelici ortodossi del medioevo, cioè il musulmano Averroè, l'ebreo Mosè Maimonide e il cristiano Tommaso d'Aquino, i quali non esitarono a schierarsi dalla parte di Aristotele, relegando il sistema tolemaico al livello di semplice ipotesi matematica, non necessariamente vera".
Vedi l'intero articolo





SCIENZA e CERTEZZA

(Da “M.Bersanelli M.Gargantini, Solo lo stupore conosce, BUR", pp. 185-189)

Secondo un punto di vista diffuso, attraverso la scienza non sarebbe possibile giungere ad alcuna certezza positiva a riguardo della realtà: i ricercatori, si dice, non mettono alla prova la realtà, ma solamente i modelli che della realtà di volta in volta si inventano. Un certo modello o ipotesi scientifica non può mai essere giudicata «vera»: anche dopo mille esperimenti che «corroborano» l'ipotesi, gli scienziati dovranno ammettere la possibilità che il milleunesimo esperimento dia un risultato che la contraddice e la condanna a essere scartata come ”falsa”. Nulla si può dire in positivo, nulla di certo su «come stanno le cose». Tutt'al più sarà possibile produrre, di tanto in tanto, una certezza di marca negativa: allorché una osservazione contraddice la nostra ipotesi potremo affermare con certezza che «le cose non stanno così». Karl Popper ha espresso con precisione questa concezione che in larga parte ancora domina la scena: «Le teorie sono nostre invenzioni, nostre idee: non si impongono su di noi, sono i nostri strumenti di pensiero, che abbiamo fatto da noi [...]. Ma alcune di queste nostre teorie possono cozzare contro la realtà: e quando cozzano sappiamo che c'è una realtà, che esiste qualcosa a rammentarci che le nostre idee possono essere sbagliate».(1) La realtà, secondo questa concezione, si affaccia all'esperienza solo in quanto può contraddire il nostro pensiero su di essa.

In parte questo modo di pensare coglie un aspetto autentico del modo di procedere della scienza, l'aspetto più meccanico del suo incedere; tuttavia esso non sembra sufficiente a spiegare tutta la ricchezza dell'esperienza di conoscenza che noi facciamo attraverso la scienza: non rende ragione del fatto che l 'esperienza della certezza è presente in modo continuo e indispensabile nella dinamica di conoscenza di ogni ricercatore" Oggi l'accezione «debole» della conoscenza sembra essere passata da pensiero d'elite a mentalità di tutti: parlare di certezza oggi non va di moda. In Occidente ci si aspetta che ogni persona istruita, a maggior ragione se si tratta di uno «scienziato», attenui con una vena di dubbio ogni sua espressione positiva o giudizio sulla realtà,. compresa l'affermazione che la realtà stessa esiste. Gli uomini del nostro tempo, più sono istruiti e più sembrano «sforzarsi di non credere in ciò che credono», come diceva Charles Peguy. Così non sta bene dire che «il cielo è azzurro» e basta, bisogna affrettarsi ad aggiungere che lo è solo in certe condizioni, che non lo sarà sempre, e che comunque dire «azzurro» è solo una convenzione, e che non si può verificare che cosa esattamente ciascuno di noi faccia corrispondere alla parola «azzurro», e via di questo passo. Tutte queste precisazioni possono di volta in volta avere il loro valore e la loro giustificazione, ma non dovrebbero confonderci fino a farci perdere di vista il fatto evidente, notevole ed emozionante che «il cielo è azzurro»!

Infatti è chiaro che per vivere, e certamente anche per fare della ricerca scientifica, è quanto mai necessario poggiare i piedi su ciò che l'esperienza ci indica come terreno solido: sull'«evidenza», come si rileva nel primo capitolo. Anche se raramente lo si ammette, la curiosità e le nuove domande che rilanciano l'indagine scientifica nascono dall'entusiasmo per ciò che è riconosciuto Infatti è chiaro che per vivere, e certamente anche per fare della ricerca scientifica, è quanto mai necessario poggiare i piedi su ciò che l'esperienza ci indica come terreno solido: sull'"evidenza", come si rileva nel primo capitolo. Anche se raramente lo si ammette, la curiosità e le nuove domande che rilanciano l'indagine scientifica nascono dall'entusiasmo per ciò che è riconosciuto come dato certo, più che dal gettare l'ombra del dubbio su ciò che si vede. Parafrasando Ernst von Bruecke, si potrebbe dire che "la certezza è una donna senza la quale nessuno scienziato può vivere, ma tutti si vergognano di mostrarsi in pubblico con lei". Per esempio, dalla evidenza del fatto interessante che il cielo è azzurro nasce la domanda: "Che cosa fa sì che il cielo sia azzurro ?"; una domanda non banale, che il fisico traduce in: "Perché la radiazione elettromagnetica diffusa dall'atmosfera terrestre è dominata da luce a lunghezze d'onda corte dello spettro visibile?" - e la fisica è in grado di rispondere.

La certezza è all'inizio della ricerca, ma è anche la speranza del suo punto d’arrivo: la conoscenza scientifica aspira a raggiungere «mo menti di certezza». Ci sono conclusioni di grande importanza, frutto di un lungo cammino che ricercatori di generazioni diverse hanno saputo percorrere fino in fondo, le quali si impongono con la forza dei fatti. C’è scienziato che si possa dire certo, per esempio, che la vita biologica è basata sul Dna, * che l'acqua è composta d’idrogeno e d’ossigeno, che i nuclei sono fatti di protoni e neutroni, che c'è stata un’epoca dei dinosauri, che le nebulose a spirale sono galassie esterne. Tutte queste affermazioni, che possono apparire scontate, sono in realtà conquiste formidabili sulle quali abbiamo raggiunto il massimo grado di confidenza. Soltanto qualche secolo fa la maggior parte di queste affermazioni erano tutt'altro che pacifiche, e alcune di esse neppure concepibili. Ma oggi nessuno ha ragione di dubitare del fatto, per esempio, che il Sole è una stella. Ciò non significa affatto che sappiamo tutto del Sole: per esempio, la carenza di neutrini solari che osserviamo rispetto a quanto ci si attende dalla teoria delle reazioni termonucleari rende lo studio dettagliato della fisica solare uno dei settori più aperti e interessanti dell'astrofisica. Ma ciò non arriva neppure a scalfire la conquista della coscienza limpida e definitiva che oggi abbiamo a riguardo della natura fisica del Sole, il quale fa parte della grande famiglia dei miliardi di stelle che compongono la galassia. È grazie alla scienza che abbiamo questa certezza, ed è un risultato che dice qualcosa d’interessante a riguardo della nostra posizione nel cosmo. Neppure la fervida immaginazione degli antichi è stata così ardita da supporre quello che oggi la ricerca ci consegna come un dato incontrovertibile: l'astro che domina il nostro cielo e la nostra vita è della stessa specie di quelle minuscole punte di luce sospese alla nerissima volta del cielo notturno.

Non è ragionevole pensare che in futuro vi sia un esperimento che contraddica questa conclusione. Ad un certo punto non si tratta più d’ipotesi molto probabile, ma di certezza. Ma di che tipo è l'affermazione:"Il Sole è una stella” ? Essa riguarda una «qualità» dell'oggetto. Ogni scienziato sa bene che vi sarà sempre un margine di provvisorietà (di «incertezza») in ogni misura, in ogni definizione «quantitativa» delle grandezze osservabili e nella approssimazione con cui i suoi modelli descrivono la realtà. Ma ciò non toglie che la realtà sia fatta in un certo modo particolare, e che si possa conosce- re realmente qualcosa di essa.

Il grande successo del metodo sperimentale è legato alla identificazione di quantità misurabili, alla matematizzazione delle leggi, al rigore dei procedimenti. Ma forse possiamo dire che, in realtà, nel cammino scientifico ogni passo quantitativo ultimamente aspira a mettere in luce una certa «qualità» dell'oggetto. Il metodo scientifico, con il suo incedere di misura in misura, è la marcia che consente talvolta ai ricercatori di cogliere ciò di cui essi sono più profondamente alla ricerca. Il fisico delle particelle concepisce delicati esperimenti e accumula nuove misure perché è interessato a sapere qual è la natura di una particella elementare (se si tratta di un' onda, un corpuscolo, o una irriducibile combinazione delle due cose); l'astronomo compie nuove osservazioni per chiarire la natura di certe classi di oggetti celesti, ad esempio vuole sapere quale sia il meccanismo fisico responsabile della loro emissione di energia,. il cosmologo si sforza di compiere osservazioni ai limiti della tecnologia per decidere se l'universo è statico o in evoluzione; al chimico interessa comprendere la struttura di una molecola e come e perché il suo comportamento la differenzia da altre molecole simili. Gli scienziati sono particolarmente entusiasti quando riescono a mettere in luce caratteristiche qualitative di ciò che studiano: esistenza, origine, evoluzione, struttura, funzione, natura fisica, rapporto con l'universo. La descrizione di queste fondamentali fattezze del mondo fisico costituisce un gran contributo che la conoscenza scientifica offre alla nostra coscienza del mondo in cui siamo. Ed è proprio a riguardo di queste proprietà qualitative che nel tempo, con prudenza e umiltà, è talvolta dato di giungere alla cima della certezza .

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1) Karl R. Popper, Scienza e Filosofia. Problemi e scopi della scienza, Einaudi, Torino 1991, pp. 42-43.

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IL METODO GALILEIANO, "GIUDICE E CARNEFICE" DELLA NATURA
Brano da Ilya Prigogine, LA NUOVA ALLEANZA, Einaudi, 1981"

Galileo, se acoltava la natura, non l'ascoltava come l'allievo ascolta il maestro; l'ascoltava come giudice e come carnefice. Secondo l'espressione di Kant, Galileo ha messo la natura sotto inchiesta.
L'ha idealizzata, cioè mutilata, fino a farle parlare il linguaggio che egli voleva ascolatare, un linguaggio matematico; fino a farle confessare di aver sempre obbedito a principi semplici. Di questi si deve dire che la semplicità, lungi dal rinviare a una legge fondamentale, la cui ricerca sarebbe il solo fine della scienza, era l'effetto dell'isolamento prodotto e voluto dalla sperimentazione [...]


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FISICA QUANTISTICA E CONOSCENZA DELLA REALTA'

ooooooooooRaccolta di documentazioni relative alla tendenza, presente nello studio della Fisica dopo l'introduzione
ooooooooooodella teoria dei quanti e l'accondiscendenza alle posizioni probabiliste

(1)

Da " LEON LEDERMAN, LA PARTICELLA DI DIO, ARNOLDO MONDADORI,1966", p.209

Clamori rivoluzionari

La teoria dei quanti è diventata un comodo specchietto per le allodole per coloro che la dichiarano parente di qualche sorta di religione o misticismo. La fisica classica newtoniana viene spesso dipinta come sicura, logica, intuitiva. La teoria dei quanti, controintuitiva e fantasmatica quale essa è, arriva e la "rimpiazza". E' difficile da comprendere. E' minacciosa. Una soluzione - la soluzione offerta in qualcuno dei libri di cui abbiamo parlato - è quella di pensarla come una sorta di religione. Perche non considerarla una forma di induismo (o buddismo, eccetera)? In ques to modo possiamo semplicemente fare a meno della logica.
Un altro modo è quello di pensare che la teoria dei quanti sia, ebbene sì, scienza. E di non farsi prendere dall'idea che essa "rimpiazzi" quello che c'era prima. La scienza non getta via così, come carta straccia idee vecchie di secoli, specialmente se esse hanno fatto un buon lavoro. Vale la pena fare una breve digressione per esplorare come accadano le rivoluzioni in fisica.
La nuova fisica non azzera necessariamente la vecchia. Le rivoluzioni in fisica tendono a essere conservativi, per quanto si può, ed economiche. Esse possono avere sconvolgenti conseguenze filosofiche e può sembrare che rinneghino l'immagine invalsa di come funziona il mondo. Ma ciò che realmente succede è che questa viene estesa a un nuovo dominio.
Prendiamo il buon vecchio Archimede. Intorno al 200 a.C. egli compendia i principi della statica e dell'idrostatica. La statica è lo studio della stabilità di strutture come scale, ponti, archi, cose in genere che l'uomo ha costruito per rendersi la vita più confortevole. Il suo lavoro sull'idroStatica aveva invece a che fare con i liquidi e tutto ciò che galleggia e affonda, con ciò che è trascinato dalla corrente, con i principi della spinta in un liquido, insomma con tutto ciò che vi fa gridare "Eureka!" nella vasca da bagno. I principi di Archirnede sono validi oggi come lo erano duemila anni fa. ...

(pag. 213)

Se questo cammino del progresso vi sembra meravigliosamente efficiente, bisogna sottolineare che ci sono anche molti sprechi. Quando nuove aree d'osservazione si aprono alla nostra inventività e alla nostra insaziabile curiosità (e anche insaziabile fame di fondi di ricerca), i dati stimolano normalmente una corucopia di idee, teorie, ipotesi, la maggior parte delle quali sono sbagliate. Nella corsa per il Far West delle idee c'è un solo vincitore. I perdenti finiscono in quel deposito di detriti che sono le note dei libri di storia della scienza.
Come succede una rivoluzione? In tutti i periodi di calma intellettuale, come fu la fine del secolo scorso, ci sono sempre dei fenomeni "non ancora spiegati". Ci sono sempre scienziati sperimentali che sperano che le loro osservazioni uccideranno la teoria regnante. Allora una teoria migliore prenderà il suo posto e la loro fortuna accademica sarà fatta. Molto spesso, o le misurazioni sono sbagliate o una più astuta applicazione della teoria regnante finisce per essere in grado di spiegare i dati. Ma non sempre. Dato che ci sono sempre tre possibilità -(1) i dati sono sbagliati, (2) la vecchia teoria resiste, e (3) c'è bisogno di una nuova teoria -è l'esperimento che fa della scienza un mestiere molto poco noioso.
Quando succede una rivoluzione, essa estende il dominio della scienza e può anche avere una profonda influenza sulla nostra visione del mondo. Un esempio: Newton non solo creò la legge della gravitazione universale, ma anche una filosofia deterministica che indusse i teologi a dare aDio un nuovo ruolo. Le regole newtoniane stabilirono delle equazioni matematiche che determinavano il futuro di qualsiasi sistema, data la conoscenza delle condizioni iniziali. Per contrasto, la fisica quantistica, applicabile al mondo degli atomi, addolcisce la visione determinìstica del mondo, concedendo alle singole particelle i piaceri dell'incertezza. In effetti, nuovi sviluppi hanno mostrato come, anche fuori dal mondo subatomico, l'ordine deterministico newtoniano sia un'idealizzazìone eccessiva. La complessità del mondo macroscopico è cosi rilevante per molti sistemi, che il più minuscolo cambiamento nelle condizioni iniziali produce enormi cambiamenti nell'effetto finale. Sistemi così apparentemente semplici come una cascata o un paio di pendoli dondolanti esibiscono un comportamento "caotico". La scienza della dinamica non lineare, del "caos", ci dice che il mondo reale non è così deterministico come si pensava una volta.
Tutto questo non significa che la scienza e le religioni orientali abbiano tutt'a un tratto scoperto di avere un sacco di cose in comune. Se le metafore religiose impiegate nei libri che confrontano la nuova fisica con il misticismo orientale vi servono in qualche modo per introdurvi alla moderna rivoluzione fisica, allora usatele. Ma ricordate che le metafore sono solo metafore. Sono solo delle mappe poco dettagliate e, per usare un vecchio modo di dire, la mappa non è il territorio. La fisica e la religione sono due cose distinte. Se non lo fossero, sarebbe molto più facile per noi scienziati tirar su finanziamenti.

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MAX PLANK: IPOTESI E FEDE NELLA RICERCA SCIENTIFICA

Da"Visione del mondo nella storia della scienza, Risultati del Convegno dell'Istituto per ricerche e attività educative, Napoli, 4-5 dicembre 1998, pag.148-149"



Plank usa frequentemente il termine fede secondo accezioni molto vaste e, in genere, per indic Created by Artiare quell'atteggiamento e quella predisposizione metafisica di partenza necessaria per affrontare l'avventura scientifica:
"Chi ha veramente collaborato a costruire una scienza sa per propria esperienza interiore che sulla soglia della scienza sta una guida apparentemente invisibile ma indispensabile: la fede che guarda innanzi" (M.Plank, Le conoscenze del mondo fisico, Boringhieri, 1964)

Infatti nel saggio "Scienza e fede", è lui stesso a proporre una correzione terminologica che meglio esprime il suo pensiero:
"Le fondamenta di ogni scienza, sono formate dal materiale che l'esperienza fornisce, è vero, ma è altrettanto vero che il materiale da solo non basta, come non basta la sua elaborazione logica. Bisogna completarlo e perfezionarlo riempiendo le lacune e ciò non si può fare che per mezzo di associazioni di idee che non nascono dall'attività intellettiva ma dalla fantasia dello scienziato, sia che si vogliano definire col nome di fede o colla più prudente espressione di ipotesi di lavoro. L'essenziale è che il loro contenuto superi in qualche maniera i dati dell'esperienza" (ivi).

E' interessante, sempre in una prospettiva pedagogica, l'osservazione di Plank circa la fecondità di tale atteggiamento sul puro piano della ricerca.
"...La fede è la forza che dà efficacia al materiale radunato, ma si può andare ancora un passo avanti, ed affermare che anche nel raccogliere il materiale la preveggente e presensiente fede in nessi più profondi può rendere buoni servigi. Essa indica la via ed acuisce i sensi" (ivi).


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