SCIENZIATI

IN EVIDENZA

GEORGE EDUARD LEMAITRE

Georges Eduard Lemaìtre: il sacerdote che teorizzò il Big Bang -
      Da "Scienziati in tonaca. Da Copernico, padre dell'eliocentrismo, a Lemaître, padre del Big Bang" -
      Francesco Agnoli,Andrea Bartelloni - Editore: La Fontana di Siloe - 2013


Georges Eduard Lemaìtre
      Da "Dizionario interdisciplinare di Scienza e Fede"


INDICE

AL BIRUNI
Il cielo degli arabi (web)
Gli arabi e la fisica (web)
La fondazione di Bagdad (web)

LEONARDO FIBONACCI
Leonardo Fibonacci - a cura di Mario Bonfadini - (pdf) - Vedi anche in questa pagina web

GIORDANO NEMORARIO
Giordano Nemorario (sintesi da "Sapere.it")(web)
Nemorario, in Indice Enciclopedico (web)
Giordano Nemorario, di Umberto Forti - (pdf) - Vedi anche in questa pagina web

GROSSATESTA ROBERTO
Roberto Grossatesta, a cura di Diego Fusaro (web)
R. Grossatesta, da Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche (web)
Roberto Grossatesta, da Filosopia, scienza e sapienza nel Medioevo (web)
La luce, sonetto a Roberto Grossatesta (web)

NICOLA DI ORESME
In pieno medioevo: Nicola Oresme, precursore di Copernico - (pdf)
      Da "Agnoli-Bartelloni, Scienziati in tonaca, La fontana di Siloe, 2013

Nicola di Oresme, a cura di Diego Fusaro (web)
Astronomia nel medioevo europeo (web)
Astronomia e Cosmologia nel Medioevo (web)
Precursori del metodo degli indivisibili (web)
Quia inter doctores est magna dissensio
      - Les debats de philosophie naturelle a Paris au XIVe siecle">
(web)
in "Romascuola, Laboratori, Il percorso della scienza" (web)
Nicola di Oresme e l'economia (web)
Nicola d'Oresme, in "filosofico.net" (web)

NICOLA COPERNICO
L'eliocentrismo: Nicolò Copernico - (pdf)
      Da "Agnoli-Bartelloni, Scienziati in tonaca, La fontana di Siloe, 2013

Nicola Copernico, a cura di Diego Fusaro (web)
Copernico, Galileo e la "rivoluzione" del XV secolo, a cura di Mario Bonfadini - (pdf) - (doc)
Copernico, la sorte del De Revolutionibus dopo la condanna della Chiesa e il ruolo di Galileo,
      a cura di Gianni Caglieris [con abbondanza di documentazioni e testi originali]
(web)

NICOLA STENONE (Niels Stensen)
Nicola Stenone, breve profilo, a cura di Mario Bonfadini

SIMON DE LAPLACE  E IL  DETERMINISMO MECCANICISTICO
Pierre-Simon del Laplace, a cura di Guido Marenco (web)

MIKAEL FARADAY
Michael faraday - (pdf)

GAETANA AGNESI
Maria Gaetana Agnesi - profilo, a cura di Federico Pozzi

RUGGERO BOSKOVICH
Ruggero Boskovich - profilo, tratto da Antonio Gandolfi

GREGOR MENDEL
Un monaco nell'orto: Gregor Mendel" - Da "Scienziati in tonaca. Da Copernico, padre dell'eliocentrismo, a Lemaître, padre del Big Bang" - Francesco Agnoli,Andrea Bartelloni - Editore: La Fontana di Siloe - 2013

GEORGE EDUARD LEMAITRE
Georges Eduard Lemaìtre: il sacerdote che teorizzò il Big Bang -
      Da "Scienziati in tonaca. Da Copernico, padre dell'eliocentrismo, a Lemaître, padre del Big Bang" -
      Francesco Agnoli,Andrea Bartelloni - Editore: La Fontana di Siloe - 2013

Georges Eduard Lemaìtre
      Da "Dizionario interdisciplinare di Scienza e Fede"


ABDUS SALAM
Abdus Salam - profilo, a cura di Mario Bonfadini

AHMED ZEWAIL
Ahmed Zewail, premio nobel per la Chimica - (pdf)
Zewail: passione innata per la ricerca - (pdf)
Fotografare l'invisibile - (pdf)







GIORDANO NEMORARIO
Brano tratto da "Umberto Forti, STORIA DELLA SCIENZA, 2, dall'Oglio editore, 1968, pp 271-277"

[…] Dal secolo XIII, forse anche in parte dal precedente, è giunto fino a noi un vasto corpus di scritti scientifici e tecnici, conservati in varie biblioteche (Firenze, Parigi, Roma, Oxford, Milano, Erfurt,...). Le prime edizioni a stampa - non complete, e non sempre corrispondenti all'originale - furono quella del matematico Pietro Appiano (Norimberga 1533 ), e un'altra (Venezia 1565) per la quale si utilizzarono manoscritti appartenenti a Nicolò Tartaglia ( circa 1505- l557), il quale li aveva preparati per la pubblicazione.
Questi vari scritti - anche le edizioni di Norimberga e di Venezia sono molto diverse - erano tradizionalmente attribuiti a Giordano Nemorario, la cui biografia ci è sconosciuta. Nella edizione di Venezia - incontriamo la dimostrazione di quella legge dell'equilibrio di un corpo appoggiato su di un piano inclinato, che oggi è nota ad ogni studente di scuola media. Tartaglia stesso l'aveva già pubblicata, senza ricordarne l'autore, nei suoi Quesiti et inventioni diverse (1546), e Galileo darà poi una dimostrazione diversa, fondata sul pnncipio della leva angolare.
Anni addietro, tutto si faceva risalire a Galileo o, al massimo, a Leonardo da Vinci. Vediamo invece che - a parte lo Stevino, di cui diremo oltre - le cose stanno diversamente, e che i meriti di Giordano sono veramente grandi se si tien conto dell'epoca in cui visse.

Risalendo infatti ai manoscritti originali, troviamo, fra i piu antichi e notevoli: un Elementa super demonstrationem ponderum, che potrebbe risalire al secolo XII ; il Liber de Ponderibus (quello edito da Pietro Appiano), ed infine il Liber Jordani de Nemore de ratione ponderis, opera posteriore, ma appartenente sempre allo stesso secolo. Su questa fu condotta l'edizione di Venezia, ed essa rappresenta una fase di ricerca tanto piu evoluta, che P. Duhem (1) la riteneva (ma questa iptesi non è accolta da studiosi dei nostri giorni) opera di un autore distinto da Giordano; in mancanza di una qualificazione piu precisa, egli lo denomina precursore di Leonardo.

Giordano visse, probabilmente, durante i primi deceni del secolo XIII, forse anche in epoca precedente.
Boncompagni ed altri sostengono che egli debba identificarsi con Giordano di Sassonia, generale dei domenicani nel 1222, morto nel 1237. Egli nacque presso Warburg nelle foreste dell'Erzgebirge; onde il nomignolo di Nemorarius,lo straniero.
Per contro Dhueme nota che vari manoscritti recano Jordanus de Nemore, e non Nemorarius: quest'ultimo appellativo sarebbe stato introdotto solo alla fine del secolo decimoquinto da Lefèvre d'Etaples, primo editore del trattato di aritmetica di Giordano. Ora poichè designazioni come " Jordanus de Nemore " sono molto comuni nell'epoca (Campanus de Novara, Alexandros de Villedieu) e il secondo nome, preceduto dalla preposizione, indica sempre il luogo di nascita, pare naturale ammettere questo significato anche per Jordanus de Nemore. Si dovrebbe concludere che Giordano nacque a Nemi, nei Castelli Romani o, come altri pensano, a Nemours.

Probabilmente non tutte sue sono le opere di matematica che gli vengono attribuite (De Numeris datis, De triangulis, Algoritmus demonstratus, Opus numerorum, ecc...), alcune d'importanza notevole. Dubbio è che egli abbia composto i trattati De Astrolabio e De Speculis, che pure vanno talvolta sotto il suo nome.
La sua opera maggiore è il Liber de ratione ponderis (Libro sulla teoria del peso ), nel quale si incontra il citato teorema sul piano inclinato, assieme ad altre importanti proposizioni di statica, e a questioni di evidente origine pratica - di scienza delle costruzioni, e di resistenza dei materiali - a cui si ispira Leonardo.

Nei suoi Elementa super demonstrationem ponderum, Giordano rinvia ad un altro suo scritto ( che sembra debba corrispondere al suo trattato geometrico De Triangulis) avente per titolo Il Filotecnico: " Sicut declaratum est in Filotegni ". Il titolo dice che l'opera aveva carattere pratico, forse ad uso dei costruttori, e questo conferma una connessione fra i problemi tecnici dell'epoca e le investigazioni fisiche e matematiche di Giordano. È noto, del resto, che oltre ai manoscritti per uso scolastico, già fin dal secolo decimoterzo si raccoglievano spesso in volume vari trattatelli (di matematica, statica, prospettiva...) ad uso dei pratici.

Le scarse notizie sulla persona di Giordano sono in stridente contrasto con l'influenza esercitata da lui sul suo secolo, e sui successivi: gli elementi di aritmetica e di statica del Nemorario furono opere fondamentali per quei tempi, diffusissime in gran parte d'Europa; e fino nel secolo decimosesto gli autori piu noti (Biagio da Parma, Leonardo, Regiomontano, Maurolico, Ferrari, Tartaglia, Cardano, Guidobaldo Del Monte, Benedetti, ecc.) citano gli scritti o le scoperte di Giordano.

È evidente il rapporto fra le conquiste scientifiche degli Elementa e, soprattutto, del De Ponderibus, egli sviluppi della nuova architettura.

Senza soffermarci sui vari problemi e principi della meccanica del Nemorario ci limiteremo a ricordare solo quelli he concernono la gravitas secundum situs:
" ...Quarta, secundum situm gravius esse, quanto in eodem situ minus obliquus est descensus ". " Quinta, obliquiorem autem descensum minus capere de directo in eadem quantitate ".

Tanto piu la direzione dell'appoggio su cui è posto il corpo si avvicina alla verticale, tanto maggiore è la gravitas secundum situm, la detta componente del peso nella direzione della traiettoria che il corpo descriverebbe, se prendesse a muoversi. Cosi se si considera la sfera S posta una volta sul piano inclinato AB, un'altra su quello piu obliquo AC, si trova che la "gravitas secumdum situm" è maggiore su AB. (fig. 1)
Giordano non sceglie affatto un esempio cosi ovvio. Ciò ha destato meraviglia, ma si spiega pensando tanto alla tradizione classica a cui è ispirata l'opera di Giordano (pseudo-Aristotele, Archimede, matematici alessandrini...)quanto all'origine di queste ricerche in connessione con la nuova architettura: si tratta proprio di valutare le spinte, esercitate secondo certe direzioni, da masse pesanti appoggiate ad archi.

Ecco ad esempio una delle questioni caratteristiche trattate da Giordano: sia un corpo fissato in A all'estremo di un braccio di leva mobile intorno ad O. Si sposti (fig. 2) l'estremo libero A della leva successivamente nei punti B, C, tali che AB = BC e si considerino le proiezioni K, H dei punti B, C sul diametro verticale M N. Poiche K H < H 0, la caduta lungo C B ha una compo- nente verticale (vedi prop. V, prec. cit.) minore di quella relativa alla caduta lungo BA. La gravitas secundum situm risulta dal rapporto fra due lunghezze come HO, e BA. Per stabilire il concetto di tale gravità in un punto, Giordano giunse a suggerire la considerazione di un arco piccolissimo intorno al punto, ciò che fa pensare ad una veduta infinitesimale (oggi si definirebbe tale gravità come limite del rapporto fra il segmento e l'arco, allorche l'arco tende a zero).

Talvolta Giordano confonde la componente del peso nella direzione della traiettoria (gravitas secundum situm) con la sua componente verticale. E appunto perciò non riesce a risolvere il problema della leva angola-
re, e ritiene che in una leva A F B di fulcro F (fig. 3) e tale che A F = HB, il peso A possa sollevare un peso uguale posto in E perche la gravitas secundum situm di A supera quella di B.

La fig.4 mostra come il problema potesse sorgere nel tentativo di valutare a cosa equivale la spinta verticale di un grave costretto a muoversi secondo un arco di cerchio. E nonostante l'erronea soluzione fu problema importante perche naturalmente doveva sorgere da esso la nozione di momento. Ma proprio nel piu tardo Liber de ratione ponderis non solo viene dimostrato che i pesi A e B della fig.3 si fanno equilibrio, ma è stabilito anche il concetto di momento ( statico) di un grave girevole attorno ad un centro di rotazione. D'altra parte allo stesso autore si deve anche la proposizione fondamentale a proposito del piano inclinato, che abbiamo ricordato in principio.
E'interessante notare che egli vi giunse partendo da un importante principio che già gli era servito per dimostrare la legge di equilibrio della leva e poi della leva angolare correggendo lo pseudo-Aristotele su questo punto. Nel nostro linguaggio, tale principio si può enunciare dicendo che la forza capace di elevare il peso p all'altezza h, può elevare np all'altezza h/n. Questo principio può dirsi il germe del principio dei lavori virtuali sviluppato poi da Leonardo, Guidobaldo, Galileo, Roberval, Descartes, Giovanni Bemoulli, fino a matu- rare nelle opere di Lagrange e di J. W. Gibbs.
Come abbiamo accennato il problema della leva è stato studiato anche dallo pseudo-Aristotele nei Problemi Meccanici.
Partendo dal principio sopra accennato, Giordano dimostra che due pesi si fanno equilibrio, su piani diversa-
mente inclinati (fìg.5) se risultano proporzionali alle lunghezze dei piani stessi, cioè se si ha : P : P' = AB : AC.

All'opera di Giordano de Nemore si collegano anche le concezioni di statica di Leonardo, specie attraverso il Tractatus de ponderibus di Biagio Pelacani, opera derivata in gran parte da Giordano. Ed è noto che mentre da un lato Leonardo reca un impulso notevole alla statica, dall'altro alcune posizioni che talvolta gli furono attribuite sono da ascriversi a Giordano (e alla sua scuola).


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RUGGERO BOSKOVICH




Nasce a Ragusa (Croazia) nel 1711. Settimo figlio di un mercante bosniaco, ricco e ben conosciuto; la madre, proveniva da una famiglia di mercanti, di origine bergamasca. Tra i suoi otto fratelli e sorelle, Maria si fece suora, Bartolomeo gesuita a Roma, Ivan domenicano a Dubrovnik, Bozo e Pero ufficiali della Repubblica Dalmata, il secondo anche poeta e traduttore.
Messo al Collegio gesuita di Ragusa, si distinse per la sua memoria e per le doti intuitive. Fu inviato a Roma, nel 1725, per diventare gesuita e durante il noviziato a S. Andrea delle Fratte al Quirinale studiò matematica e fisica distinguendosi tanto da essere incaricato di insegnare matematica al Collegio Romano. Trovò il tempo anche per suoi studi e ricerche, lesse l'Ottica e i Principia di Newton nel 1735, e pubblicò vari lavori, sulle macchie solari (1736), sul transito di Mercurio (1737), sulle aurore boreali (1738), sulla forma della Terra e sulle differenze nella gravità terrestre (1741) dove introduce metodi di minimizzazione da allora usati in statistica, sul telescopio (1738), sulle orbite dei pianeti (1740) e su problemi di trigonometria sferica.
Nel 1740 anche se non aveva completato gli studi di teologia ebbe la cattedra di Matematica al Collegio Romano che tenne fino al 1760. Nel 1742 fu inserito in una commissione di esperti istituita dal Papa Benedetto XIV per mettere in sicurezza la cupola di S. Pietro, lesionata da cedimenti strutturali e suggerì di rinforzarla con cinque anelli di ferro. La sua proposta fu accettata ed attuata.
Nel 1744 fu ordinato sacerdote e membro a pieno titolo della Compagnia di Gesù, ma continuò ad insegnare matematica . Nello stesso anno venne eletto membro dell'Accademia degli Arcadi.
Nel 1745 pubblicò De Viribus Vivis, dove prova a cercare una via di mezzo tra la teoria della gravitazione di Newton e la teoria delle monadi di Leibniz e comincia a riflettere sulle forze. Fu incaricato dal Papa ad applicarsi alla misurazione del meridiano terrestre basandosi sulla esatta misurazione della distanza tra Roma e Rimini, insieme al gesuita inglese Christopher Maire. Inviò un saggio su Giove e Saturno per il Grand Prix dell'Accademia delle Scienze di Parigi del 1762 e anche se il premio andò a Eulero ebbe una menzione d'onore.
Nel 1757 fu inviato a Vienna per risolvere una controversia tra il Granduca di Toscana Francesco di Lorena e la Repubblica di Lucca riguardo al possesso di corsi d'acqua di confine. Nel 1758 pubblicò a Vienna la prima edizione della sua opera più famosa Philosophiae Naturalis Theoria redacta ad unicam legem virium in natura existentium (Teoria della filosofia naturale derivata dall'unica legge di forza che esiste in natura) che contiene la sua teoria atomica e la sua teoria delle forze derivata dal principio di impenetrabilità dei corpi. Ipotizzò la presenza di una forza agente fra gli atomi, repulsiva a piccole distanze, e attrattiva a grandi distanze dove segue la legge di gravitazione newtoniana.
Ebbe occasione di esercitare le sue capacità diplomatiche a Londra, dove incontrò vari scienziati tra cui Benjamin Franklin e fu eletto membro della Royal Society. Fu in viaggio, per missioni scientifiche, a Istambul, in Moldavia e Polonia; a San Pietroburgo fu eletto all'Accademia delle Scienze.
Chiamato alla cattedra di matematica a Pavia, passò al Collegio dei gesuiti di S. Maria di Brera a Milano (ora Palazzo Brera) e progettò la costruzione di un Osservatorio astronomico. Si interessò anche di elettricità, incontrandosi a Torino con Beccaria. Infine insegnò astronomia al Brera di Milano.
Alla soppressione dell'ordine dei gesuiti nel 1773 decise di accettare l'invito del Re di Francia a recarsi a Parigi dove fu nominato direttore dell'Ottica Navale della Marina. Rimase cittadino francese per dieci anni e pubblicò altri notevoli lavori tra cui uno sulla determinazione delle orbite delle comete, sui telescopi acromatici ed altri. Tornato in Italia, ebbe a passare diverse traversie per incomprensioni dei colleghi e per problemi di salute, che lo portarono ad uno stato di forte depressione. Morì a Milano nel 1787.

(Testo estratto dall'articolo pubblicato sulla rivista dell' AIF, a cura di Antonio Gandolfi")

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NICOLA STENONE


"Pulchra sunt quae videntur,
pulchriora quae sciuntur,
longe pulcherrima quae ignorantur"

(Belle sono le cose che si vedono,
più belle quelle che si conoscono,
bellissime quelle che si ignorano)

                                       (Nicola Stenone)




Niels Stensen nasce a Copenaghen nel 1638, dove studia medicina. Negli anni successivi lo troviamo ad Amsterdam (dove scopre il dotto principale della ghiandola parotide, o "dotto di Stenone") e a Leida dove approfondisce gli studi di anatomina.
Dopo la laurea in medicina nel 1664, Stenone si trasferisce a Parigi, ospite di un noto mecenate attorno al quale si riuniscono alcuni dei più grandi nomi della scienza del tempo. Nel 1666 è a Firenze presso la corte del Granduca di Toscana, Ferdinando II de' Medici. Qui incontra alcuni dei più importanti uomini di scienza del tempo tra cui Vincenzo Viviani, Francesco Redi, Lorenzo Magalotti e Marcello Malpighi. Soprattutto con Viviani e Redi Stenone stringe profondi rapporti di amicizia.
In vari luoghi della Toscana, oltre a proseguire le ricerche e gli studi anatomici, rivolge il suo interesse anche alla geologia e mineralogia.
A Livorno, lo commuove e lo porta alla riflessione la processione del Corpus Domini nel giugno del 1667. Stenone, di fede luterana, si converte al cattolicesimo nel novembre dello stesso anno.
A Firenze dà alle stampe, nel 1669, il suo "De solido intra solidum naturaliter contento dissertationis prodromus", che ne fa uno dei principali fondatori della moderna geologia. Nel 1672 è richiamato in Danimarca e nominato regio anatomico, ma vi rimane solo due anni, dopo i quali si sposta nuovamente a Firenze.
Nel 1675 viene ordinato sacerdote, e nel 1677 è vescovo e vicario apostolico per la Scandinavia, con sede ad Hannover. Si sposta poi ad Amburgo e nel 1685 a Schwerin, dove vive come semplice sacerdote fino alla morte (1686). Per volere di Cosimo III la sua salma è trasportata a Firenze, dove è oggi sepolta nella Basilica di san Lorenzo. Niccolò Stenone è stato beatificato nel 1988 da Giovanni Paolo II.



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GAETANA AGNESI

Matematica milanese (1718 - 1799). Il suo lavoro più importante fu "Istituzioni Analitiche", un manuale di studio che trattava di algebra, geometria e dei neonati calcolo differenziale e integrale. Maria Gaetana Agnesi fu una figura di spicco nell'Italia settecentesca, prima per il suo grande talento matematico e successivamente per l'impegno e la devozione con cui si dedicò alle opere caritative.
A diciassette anni Maria Gaetana scrisse il suo primo saggio, un commentario sull'analisi delle sezioni coniche del matematico francese de L'Hôpital, e, qualche anno dopo, pubblicò una raccolta di saggi di filosofia, matematica e fisica, le Propositiones philosophicae, nelle quali toccava anche la questione dell'istruzione femminile.
"Istituzioni Analitiche" è un testo pensato come manuale di studio che trattava in maniera chiara e concisa le diverse aree della matematica: l'algebra, la geometria e i neonati calcolo differenziale e integrale. Era il primo lavoro sistematico di questo genere ed ottenne un notevole successo, non solo per la chiarezza e l'originalità di molte argomentazioni, ma anche poiché aggiornava le teorie seicentesche con le nuove teorie elaborate nel XVIII secolo. Esso inoltre conteneva nuovi procedimenti per la risoluzione delle equazioni differenziali. Il nome della Agnesi è anche legato a una particolare curva geometrica detta, appunto, "versiera di Agnesi".
Nel 1750 venne nominata docente di matematica presso l'Università di Bologna ma due anni più tardi, alla morte del padre, si ritirò completamente dalla vita pubblica per dedicarsi alla cura dei poveri e dei malati e allo studio delle Sacre Scritture. Fondò a Milano il Pio Albergo Trivulzio, un ospizio che diresse fino alla morte.

Biografia a cura di Federica Pozzi

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ABDUS SALAM

Nasce in Pakistan nel 1926, figlio di un funzionario dell'Istruzione, in una poverissima regione agricola. All'esame di ammissione alla Università ottiene i voti più alti e grazie ad una borsa di studio frequenta prima l'università del Punjab, poi il Cambridge College in Inghilterra, dove si laurea nel 1949 in Matematica e Fisica col massimo dei voti. Nel 1950 consegue il dottorato con una tesi di elettrodinamica quantisitca che ben presto gli procura una fama a livello internazionale. Dopo un tentativo fallito di avviare una scuola di ricerca in Pakistan rientra in Inghilterra ed è nominato Professore di Fisica Teorica all'Imperial College di Londra.
Si preoccupa di aiutare i giovani studiosi e ricercatori appartenenti a paesi poveri e nel 1960 concepisce l'idea di un Centro internazionale a loro sostegno; nel 1964, è inaugurato a Trieste l'International Centre for Theoretical Physics (ICTP), di cui Abdus è direttore.
L'attività di ricerca che ha reso famoso Abdus Salam riguarda la teoria della unificazione delle interazioni elettromagnetiche e deboli che costituisce tuttora il maggiore contributo sulla via della "grande unificazione" delle interazioni fondamentali della natura. Tale teoria prevede l'esistenza di particelle che cooperano all'interazione, scoperte successivamente attraverso esperimenti diretti da Rubbia al CERN di Ginevra. Per questa attività riceve nel 1979 il Premio Nobel insieme agli americani Steven Weinberg e Sheldon Glashow.
Lavoratore instancabile, assieme alla sua attività di ricerca continua anche la sua missione dedicata allo sviluppo scientifico dei paesi sottosviluppati. Tutto il denaro legato a onorificenze e premi ricevuti, compreso il Nobel, li usa per finanziare borse di studio e sussidi per studenti pakistani e di altri paesi del Terzo mondo.
Oltre che per la sua intensa attività di studioso e di ricercatore, Abdus Salam è ricordato anche per la sua dedizione alla famiglia e la devozione religiosa. E queste attenzioni in lui convivono pacificamente. Salam muore nel 1996 a Oxford; è sepolto in Pakistan.

[a cura di Mario Bonfadini]

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LEONARDO FIBONACCI


Leonardo Pisano, detto il Fibonacci (Pisa, 1175-1245 circa), si colloca fra i più grandi matematici del medioevo. Figlio di un funzionario della dogana pisana (Giovanni Bonacci) trascorse la sua infanzia in ambiente arabo a Bugia, una località vicino all'attuale Algeri. Qui fu istruito "nell'abbaco al modo degli Hindi", cioè nell' uso della numerazione che oggi chiamiamo arabica e che gli Arabi avevano appreso dalla cultura indiana. Viaggiando nel bacino del Mediterraneo ebbe modo di ampliare le sue conoscenze matematiche, venendo a contatto con le opere di Euclide e dei lavori dei matematici arabi che avevano operato nei centri culturali di Bagdad e delle città della Spagna. Stabilitosi definitivamente a Pisa ricoprì fra l'altro la carica di revisore dei "libri delle ragioni" del Comune. Frequentò anche la corte di Federico II, dove ebbe modo di incontrarsi con vari dotti del tempo e di manifestare il suo ingegno e la sua preparazione nelle scienze matematiche partecipando a "tornei" con la discussione di questioni varie che formano il contenuto di vari dei suoi scritti.
L'opera principale è il "Liber abbaci" (1202), nella quale il Fibonacci, oltre a trattare argomenti di geometria pratica e di aritmetica commerciale, presenta anche metodi nuovi nel trattare questioni di algebra. Di questo libri l'autore ha curato una seconda edizione, pubblicata dopo la sua morte. Tra le altre opere di minore consistenza, ma contenenti questioni di interesse, ricordiamo: "Practica geometriae" (1220) per la applicazione dell'algebra alla soluzione di problemi geometrici, "Flos Leonardi Bigolli Pisani" (1225), per il metodo usato nella soluzione di equazioni di terzo grado, "Liber quadratorum", per varie questioni sulla teoria dei numeri, per la soluzioni di difficili problemi e per un "teorema sui quadrati".

Fibonacci è notoriamente ricordato per la sua attività a favore della adozione delle cifre arabe nella numerazione. Tale uso era già diffuso in forma non ufficiale e in ambienti particolari. Ricordiamo che un autorevole propugnatore dell'uso fu il monaco Gerberto di Aurillac (Abate del monastero di Bobbio, poi papa Silvestro II). Neppure gli interventi di Fibonacci furono efficaci per una accoglienza piena e definitiva della nuova proposta. Tra le varie motivazioni del rifiuto la più seria è quella presentata dai banchieri fiorentini, che denunciavano il rischio di facili imbrogli nelle eventuali trasposizioni e trascrizioni dei numeri sui registri.

La fama di Fibonacci è soprattutto legata alla scoperta della successione di numeri che porta appunto il nome di "successione di Fibonacci". In essa ogni termine, a parte i primi due che sono 0 e 1, è la somma dei due che lo precedono: 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, … L'autore incontra tale successione affrontando un problema relativo alla propagazione dei conigli a partire da una singola coppia. Sulla serie di Fibonacci furono in seguito fatte numerose osservazioni di natura matematica e scientifica, e furono aperti i collegamenti con altre entità matematiche. La prima ad essere chiamata in causa fu la "divina proporzione" o "sezione aurea".
Fibonacci ha senz'altro il merito di aver ristudiato con attenzioni nuove questioni che erano state tramandate dagli antichi. Si deve riconoscere che i suoi studi hanno dato un consistente ed originale contributo alla applicazione degli strumenti matematici in questioni di natura pratica, favorendo anche il rafforzarsi della convinzione che lo studio della natura può essere facilitato dalla accoglienza di modelli matematici adatti a descriverli. Su questa strada, troviamo compagni di viaggio e successori illustri come Giordano Nemorario, Nicola di Oreseme, prima di arrivare a Keplero e Newton.

[a cura di Mario Bonfadini]

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