CLIMA & AMBIENTE
NOTA

Sull'argomento del cambiamento del clima e in particolare sulla formulazione delle cause, il dibattito è¨ assai acceso, con l'assenza di uniforrmità  e convergenza nel campo scientifico. Come per altre questioni che chiamano in causa il comportamento dell'uomo e di conseguenza le scelte che ne derivano per la società, entrano in gioco considerazioni di altro genere, di natura tecnica e quindi economica e politica, considerazioni di natura filosofica e religiosa. Si sono formati due opposti schieramenti, l'uno detto "catastofista" e l'altro "negazionista". che si contrappongono e si combattono con posizioni ed atteggiamenti a volte piuttosto rigidi, da far pensare alla presenza di due differenti ideologie.
Volutamente in questa pagina del sito si fa riferimento, oltre che a qualche studio serio sull'argomento o a dibattiti di un certo livello culturale, anche ad articoli divulgativi, per testimoniare la varietà  delle informazioni e delle interpretazioni che vengono offerte all'opinione pubblica. (MB)



Da Marrakech un segnale forte, l’azione sul clima continua. E ora, più ambizione

Moderata soddisfazione a Marrakech per il lavoro fatto per far partire nel concreto l’Accordo di Parigi. Un forte segnale politico: nonostante tutte le decisioni e i problemi che affliggono il mondo oggi, tutti i Paesi sono uniti nel voler andare avanti sulla strada di un cambiamento che è considerato “irreversibile”.

- Vedi articolo su "lastampa.it",18-11-2016
- Vedi Il “Proclama di Marrakech per il Nostro Clima e lo Sviluppo Sostenibile” (lingua inglese)
Intesa a Parigi.
Storico accordo sul clima per salvare il Pianeta

Dopo anni di speranze e di allarmi, dopo giorni di trattative serratissime tra i negoziatori è arrivato l'accordo: quasi 200 Paesi responsabili del 93% delle emissioni partecipano a un progetto di riconversione globale dell'economia. Obama: "Risultato enorme". UE: "è un exploit". Renzi: "Passo avanti decisivo". Il ministro Galletti: "Siamo nella storia e l'Italia ha dato un forte contributo".

- Vedi articolo su "rainews.it" del 12 dic. 2015
Francia. Licenziato l’uomo meteo della tv di Stato. Ha scritto un libro contro il catastrofismo climatico

A un mese dalla Conferenza sul clima dell’Onu (COP 21) che si tiene a Parigi, un libro critico della posizione mainstream sul riscaldamento globale è stato giudicato inaccettabile. Così France Télévisions, dopo aver sospeso il conduttore Philippe Verdier delle edizioni meteo delle 13 e delle 20, nonché responsabile del servizio meteo per l’emittente, l’ha anche licenziato.

- Vedi articolo su "tempi.it", 2 nov. 2015


CO2: raggiunti i livelli più alti in 23 milioni di anni

Un serio allarme è lanciato da un articolo pubblicato su "lescienze.it" di 11.03.2015, che traduce l'articolo apparso su "scientificamerican.com" il 5 marzo.

- Vedi articolo (doc), (pdf)
- Vedi la pagina web su "lescienze.it"
Gli ultimi eventi del dibattito e del negoziato internazionale sul cambiamento climatico

Una pagina che riassume i risultati degli ultimi convegni e dibattiti, da New York (23 settembre 2014) a Ginevra (febbraio 2015), in attesa di "COP 21 di Parigi".

Vedi l'articolo su "comitatoscientifico.org",
sito di "Fondazione per lo sviluppo sostenibile"


SOLE: possibile una nuova mini era glaciale come nel 1645
Un articolo su "sussidiario.it" presenta differenti interpretazioni dell'amdamento del clima e del comportamento del sole. In particolare espone una prospettiva che sta prendendo posizione in vari ambienti di ricerca su una possibile imminente piccola glaciazione.

- Vedi articolo del 18 gennaio 2014

"Obama sui cambiamenti climatici ha torto marcio",
dice il Nobel (obamiano) per la Fisica Giaever


“Il global warming è diventato una nuova religione, non se ne può discutere, è una verità incontrovertibile, è come una Chiesa” di Luciano Capone

Vedi articolo intero su su "ilfoglio.it" 9 luglio 2015

Catastrofismo climatico, solo una bufala per tassare la popolazione

Un titolo piuttosto sbrigativo per un articolo discreto che riassume le ragioni della opposizione al catastrofismo climatico, con una buona documentazione e richiami a dichiarazioni di scienziati.

Vedi articolo da "imolaoggi.it" del 14 maggio 2014

Gli ultimi eventi del dibattito e del negoziato internazionale sul cambiamento climatico
Una pagina che riassume i risultati degli ultimi convegni e dibattiti, da New York (23 settembre 2014) a Ginevra (febbraio 2015), in attesa di "COP 21 di Parigi".

Vedi l'articolo su "comitatoscientifico.org",
sito di "Fondazione per lo sviluppo sostenibile"


Artico caldo, inverni rigidi: un fenomeno solo temporaneo
La probabilità  che la fascia centrale dell'Eurasia sia interessata da inverni molto rigidi è raddoppiata rispetto alla prima metà  del secolo scorso. Il fenomeno - dovuto al blocco degli anticicloni polari provocato dallo scioglimento dei ghiacci artici - dovrebbe però esaurirsi nel corso di questo secolo
Vedi l'articolo
su "lescienze.it", 27 ottobre 2014


Come va il ghiaccio dell'Antartide?
Sebbene nella parte Est del continente antartico il ghiaccio terrestre sia in crescita, nel complesso in Antartide il ghiaccio continentale sta diminuendo ad un ritmo notevole. Il ghiaccio marino an-tartico sta invece crescendo malgrado il forte riscaldamento dell'Oceano meridionale.
Vedi l'articolo
su skepticalscience.com


LO STRANO CASO DELL'EFFETTO SERRA,

Dal 1998 la temperatura media della Terra non aumenta. Ma perché gli organismi preposti a tenerla sotto controllo mantengono toni allarmistici?

Vedi articolo da "Corriere.it" del 9 ottobre 2013

Onu, riscaldamento globale:E' COLPA DELL'UOMO
Rapporto IPCC: temperature fino a +4,8 gradi entro 2100
Gli esperti del Comitato intergovernativo dell'Onu sui cambiamenti climatici (Ipcc) hanno dato oggi (30 settembre 2013), a Stoccolma, via libera alla 'Sintesi per i decisori politici' del V Rapporto sui cambiamenti climatici. Una 'guida' di 36 pagine che, a sei anni dal precedente Rapporto, si basa su migliaia di dati scientifici, tabelle e comparazioni.

Vedi articolo intero su ANSA del 30 settembre 2013

Vedi "Le 10 conferme del quinto rapporto IPCC" su www.corriere.it

Vedi "Il rapporto sul clima tra fatti e propaganda" su www.corriere.it

Vedi "Pubblicato il nuovo Report dell'IPCC sui cambiamenti climatici", su www.ilsussidiario.net


CAMBIAMENTI CLIMATICI E MIGRAZIONE DELLE FORESTE

Vedi l'articolo
del 25.02.2013.
Vedi file in pdf , dal sito del Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del CRN
IL SOLE SENZA COLPE, il modello che scagiona la stella come causa del cambiamento climatico
Nell'aumento della temperatura prevale l'azione umana con i gas che immette nell'atmosfera.
Articolo di Giovanni Caprara, da "www.corriere.it/", 13.09 2012

Vedi il testo nei formati pdf e doc
CLIMA: è solo colpa del Sole?
Vedi articolo di Massimo Zucchetti
, da "Il Fatto del giorno", 5.02.2012


IL FUTURO ECOLOGICO DELLA TEOLOGIA CRISTIANA.
Lectio magistralis di Jürgen Moltmann, tenuta a Piacenza Teologia.
"Abbiamo bisogno di comprendere in modo nuovo la natura e di una nuova immagine di uomo, e perciò di una nuova esperienza di Dio nella nostra cultura. Una nuova teologia ecologica ci può in questo aiutare. Perché proprio la teologia? Perché il rapporto con la natura e l’immagine di uomo dell’età moderna sono stati determinati dalla teologia moderna: è stato il dominio del mondo da parte dell’uomo ad immagine e somiglianza di Dio; è stata la comprensione di Dio senza il mondo e la concezione del mondo senza Dio; ed è stato il concetto meccanicistico della terra e di tutti gli abitanti non umani della terra, che bisognava far diventare sudditi".
Vedi in "Queriniana" blog, 21.05.2012
AURORE BOREALI
Il fenomeno è più frequente durante periodi di intensa attività solare, responsabile dell'immensa quantità di energia che arriva al nostro pianeta. Se ne parla quindi nello studio del riscaldamento globale.Nel video si succedono le riprese del fenomeno accaduto nel gennaio 2012, filmate in Norvegia.

Vedi il filmato
Vedi altri servizi sull'argomento in VARIE

Vedi una breve spiegazione delle aurore boreali sulla Terra
(articolo di Mario Bonfadini)

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO? UN'INVENZIONE. E tra gli scienziati dissenzienti c’è anche Zichichi
Vari sono gli scienziati che sono contro l'esasperazione della questione del riscaldamento globale. Ritengono che la campagna sia sostenuta più da motivazioni economeiche che scientifiche. Fondi per la ricerca accademica, istituzione di panel e commissioni, donazioni alle associazioni ambientaliste e consistenti guadagni per le nuove imprese della green economy: sarebbero questi i ritorni tangibili della crociata contro i gas serra. Una crociata che tuttavia “offre anche una scusa ai governi per alzare le tasse”.
Vedi articolo, 28.01.2012
RISCALDAMENTO GLOBALE - Gli eco-catastrofisti mentono. L'uomo non è una sciagura.
Un articolo del parlamentare Alessandro Pagano. 27 giugno 2010
Vedi l'intero articolo
UNO SCUDO DI GAS CONTRO L'EFFETTO SERRA.
Due Nobel Usa: sfruttiamo il meccanismo del vulcano Pinatubo

Nel giugno 1991, ci si rese conto dell'efficacia del biossido di zolfo come febbrifugo planetario. In quell'occasione, infatti, il Pinatubo, un vulcano dlle Filippine, assieme a lave e lapilli, scaraventò in aria 20 milioni di tonnellate di biossido di zolfo, una frazione delle quali arrivò fino alla stratosfera, fece il giro del mondo e rimase lì per mesi. Ogni minuta goccia di quel composto chimico, spiegano i fisici dell'atmosfera, si comporta come uno specchietto riflettente che rimanda indietro nello spazio una parte della radiazione solare. Risultato: nel giro di un anno dopo la grande eruzione filippina, la Terra si raffreddò di mezzo grado. L'effetto serra umano, per aumentare le temperature di un grado, ci ha messo un secolo.
Vedi l'intero articolo - 2009
I GHIACCIAI NON SI SCIOLGONO - Un’altra ecoballa che scoppia.
Un articolo di Franco Battaglia su "il Giornale.it" del 22 gennaio 2010
Gli esperti Onu avevano lanciato l’allarme sull’Himalaya "scongelato" nel 2035. E ora ammettono: "Previsione copiata da un’intervista, senza basi scientifiche".
Vedi l'intero articolo
CLIMA - Il mistero delle nuvole.
L'influsso delle radiazioni solari sulla formazione delle nuvole, secondo la teoria del fisico danese Henrik Svensmark, parte dalla convinzione che il clima terrestre è condi-zionato principalmente dal sole e dalla sua attività.
Vedi l'intero articolo
AMBIENTE/Papa Benedetto XVI e la natura: tornare a credere nell’uomo per salvare il creato
Articolo di Mario Gargantini, dal sito http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=56322
Giovedì 17 dicembre 2009
Vedi l'intero articolo
QUANTO COSTANO LE FALSE PAURE SUL CLIMA?
Un articolo di Antonio Gaspari, uno tra i più attivi e convinti sostenitori del "negazionismo", che presenta le ragioni contro un ambientalismo che eccede nell'attribuire colpe all'uomo. Smaschera la scarsa utilità di alcuni interventi e le subdole logiche di politica e di interesse che ne sono a fondamento.
Vedi l'articolo sul web
Vedi il testo (pubblicato nel n.26 di BastaBugie.it del 25 aprile 2008) in formato pdf o in formato doc.
STIAMO FRESCHI
Bjorn Lomborg prende ancora una volta posizione contro l'atteggiamento dell'ecocatastrofis-mo. Critica, dati alla mano, la comples-sità e lo spropor-zionato costo delle azioni intraprese per rimediare al riscal-damento del globo, spesso frutto più di slanci emotivi che di scelte scientificamente ponderate. Invita a deviare l'attenzione e le risorse su problemi più veri, più documentati e oltremodo urgenti che da lungo tempo toccano da vicino la grande maggioranza degli abitanti del pianeta. Serve - continua Lomborg - un dialogo pacato e responsabile per decidere le priorità di intervento.

Il libro
Bjorn Lomborg, Stiamo freschi, Perché non dobbiamo preoccuparci troppo del riscaldamento globale, Mondadori

IL SISTEMA SOLARE SI STA SCALDANDO. Effetto serra? C'è anche su Marte.
In questo articolo, evitando la tendenza al catastrofismo, viene collegato il riscaldamento della terra alle variazioni dell'attività di emissione di radiazioni da parte del sole. Queste hanno causato variazioni di temperatura su tutti i pianeti del sistema solare.
Vedi l'articolo in formato pdf (04.02.2007)
"Se la Terra si surriscalda colpa del Sole: l’uomo non c’entra"
Come smascherare la più colossale bufala del secondo millennio (anche del terzo) e vivere tutti felici e contenti. L’Ipcc, Intergovernmental panel on climate change, il foro intergovernativo sul mutamento climatico istituito dalle Nazioni Unite allo scopo di studiare il riscaldamento globale del pianeta, non avrebbe capito nulla. E pensare che nel 2007 gli hanno pure conferito il premio Nobel... I rapporti di valutazione periodicamente diffusi dall’Ipcc, che sono alla base di accordi internazionali come la Convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici e il mitico Protocollo di Kyoto, sarebbero carta straccia, più o meno.
Vedi l'articolo in formato pdf (da "IlGiornale.it" del 27.10.2009)
BENVENUTI NELL'ERA GLACIALE
Qualcuno lo ha già ribattezzato il "Gore effect": ogni volta che Gore parla pubblicamente di global warming nello stesso posto accade un evento atmosferico particolarmente freddo. Una sorta di "vendetta" della natura nei confronti di chi da anni usa singoli eventi per dire che il-clima-sta-cambiando-ed-è-colpa-nostra.

"E' una religione senza domande", ha detto il conduttore televisivo Lou Dobbs nel suo programma sulla Cnn qualche sera fa. Certo Dobbs non ha la preparazione di un fisico o di un climatologo, ma il fatto che qualcuno abbia avuto il coraggio di attaccare in questi termini le teorie del global warming è il segnale che (è il caso di dirlo) il clima sta cambiando, e qualche idolo comincia a traballare sul piedistallo di pannelli solari e pale eoliche che negli anni gli è stato costruito sotto ai piedi.
Vedi l'articolo in formato pdf (da "Ilfoglio, 8.01.2009)
ALTRI ARTICOLI E DOCUMENTI


"Rivolta europea contro il global warming - di Antonio Gaspari - (doc)

"Mutamenti climatici. Ragioniamo a mente fredda" - Un articolo di Antonio Gaspari -(doc)

"Cambiamenti climatici e conoscenza scientifica" - un libro controcorrente di U.Crescenti e L.Mariani - (web)

Clima, processo al film di Gore - (Da "la Repubblica", 12.10.2007) - (pdf)

L'ambiente nella teoria di Maltus e Ricardo   - (doc)

Le foreste fanno più bene che male. Trascurabile l'azione riscaldante del metano emesso - (pdf)

Le foreste? Aiutano l'effetto serra - (Franco Foresta Martin, Corriere della Sera, 16.01.2006) - (pdf)

Siviglia: centrale solare - (articolo da sito web)

Protocollo di Kyoto: inutile comunque, - di Anna Bono

Verso il caldo o verso il freddo?  -  (web)

Mezze stagioni, intere bugie - (Mario Miasi), in "Uomo & ambiente - Eco.ottimismo"  -  (web)

Cambiamenti climatici: la prudenza e la preoccupazione scientifica
- (Bruno Carli) -  (web)

L'effetto serra e i cambiamenti climatici connessi - (web)

Effetto serra - (web)

L'allarmante impatto ambientale del perverso allarmismo ecologico - (da "Il Foglio" - 28.07.07)


SITI ALLARMISTI

http://www.climalteranti.it/
http://www.riscaldamentoglobale.it/

SITI CONTRO L'ALLARME





L’allarmante impatto ambientale del perverso allarmismo ecologico. Il caso di Napoli

Da “Il Foglio” di sabato 28 luglio 2007

L’ecologia cattiva scaccia la buona economia. Raramente gli allarmi verdi passano come tempeste estive: più spesso, fondati o no che siano, hanno delle ricadute importanti. Soprattutto politiche: il Parlamento legifera cercando di ottenere l’approvazione dei guru ambientalisti. Questi provvedimenti restano, si sedimentano, imprimono una direzione alle scelte economiche e spesso impongono un costo alla società.

Una recente indagine di Angela Logomasini per il Competitive Enterprise Institute ha rilevato che, tra il 1973 e il 2004, l’86 per cento delle leggi ambientali approvate dal Congresso hanno avuto un impatto significativo, il 10 per cento, il 3 per cento di vasta portata: solo l’1 per cento avevano significato simbolico.

Uno studio Unice/Federchimica ha fotografato l’escalation dei provvedimenti ambientali nell’Unione europea: tra il 2000 e il luglio 2003 ne sono stati adottati tanti quanti nei dieci anni precedenti. A che pro?

Esemplare il caso dell’elettrosmog (un al lupo al lupo tutto italiano): per gli scienziati non esiste, ma fornisce un pretesto per pagare persone il cui mestiere è misurare i campi elettromagnetici. L’interramento dei cavi – invocato dai guerriglieri anti-inquinamento elettromagnetico – costerebbe, secondo stime di alcuni anni fa, oltre 25 miliardi di euro.

L’esempio più drammatico degli effetti perversi della regolamentazione ambientale è il bando del Ddt, il miglior nsetticida contro la zanzara anofele, portatrice della malaria. Il suo abbandono da parte di molti paesi africani a causa delle pressioni occidentali è una delle cause del violento ritorno della malaria: secondo John Luke Gallup e Jeffrey Sachs, se questa malattia fosse stata debellata nel 1965 il pil africano sarebbe oggi più alto del 40 per cento. La lotta al Ddt fa parte della crociata contro le sostanze chimiche. La direttiva europea Reach, che richiede la registrazione, valutazione e autorizzazione di tutte le sostanze chimiche (comprese quelle che sono in commercio da decenni), potrebbe costare (secondo il Mercatus Center della George Mason University) tra 85 e 250 mila europer ciascuna sostanza, col rischio di mettere fuori mercato molte piccole e medie industrie chimiche.

Anche la chimica in agricoltura catalizza gli odi verdi. Senza l’uso di fertilizzanti e antiparassitari, però, a parità di produzione bisognerebbe coltivare molta più terra. Il tossicologo Bruce Ames mette in guardia: poiché frutta e verdura sono un valido aiuto contro il cancro, “se diventano più care per colpa del minore uso dei pesticidi sintetici, il loro consumo può scendere e il cancro aumenterà”. Recentemente la Corte europea di prima istanza ha ritirato l’autorizzazione al paraquat, un erbicida utilizzato nella coltura dell’olivo in Italia e Spagna, sebbene tale sostanza sia utilizzata da 40 anni e non vi sia evidenza di danni ai consumatori o ai lavoratori. In generale, i rischi vanno messi nella giusta prospettiva: “il consumo medio di caffè – scrive Bjørn Lomborg – risulta 50 volte più rischioso della dose di Ddt cui eravamo esposti prima del bando, e oltre 1200 volte più pericoloso di quella cui siamo esposti oggi, senza scordare che rappresenta un rischio 66 volte maggiore dell’etilentiourea, il più pericoloso pesticida oggi in circolazione” (non è un invito a bandire il caffè, beninteso).

“Qualche volta – dice Gianni Fochi, chimico alla Normale di Pisa – gli allarmi sono fondati: a Marghera, per esempio, forse sarebbe stato opportuno prestarvi maggiore attenzione. Ma spesso si tratta di esagerazioni o invenzioni”. Senza allontanarsi da Marghera, dunque, un conto è denunciare i rischi delle vecchie pratiche utilizzate per produrre il Pvc: altra cosa è prendersela col Pvc in quanto tale. “Il Pvc – aggiunge Fochi – è il grande Satana dei talebani ambientalisti, pur essendo utile, economico, e generalmente privo di rischi”. Uno dei problemi del Pvc, secondo gli ecologisti, è la produzione di diossina negli inceneritori. Ma davvero la diossina è una  minaccia?
La diossina è ovunque: deriva dalla combustione del cloro e tra le sue fonti vi sono anche incendi boschivi ed eruzioni vulcaniche. Gli studi epidemiologici mostrano che può essere nociva solo ad altissime concentrazioni.
I moderni termovalorizzatori ne prevengono la dispersione nell’ambiente. Possono anche contribuire a risolvere il problema dei rifiuti. Anche la guerra agli inceneritori è un prodotto del peggiore ambientalismo. I risultati? Leggere, su qualunque quotidiano, un articolo a caso siglato Napoli.

 

Carlo Stagnaro

 



E' partito il primo dei nove impianti che entro il 2013 soddisferanno il fabbisogno
elettrico di 600 mila abitanti

Siviglia, l'ecocittà accesa dal sole
Al via la centrale che non inquina

Operativo il più grande progetto solare-termico d'Europa.
Evitata l'emissione annua di 600 mila tonnellate di anidride carbonica

SIVIGLIA - Sembra una vecchia copertina dei tempi gloriosi di "Urania", quando Karel Thole immaginava fantascientifiche porte per l'iperspazio. Oppure, a suggerire una simbologia più potente, il frontespizio di un opuscolo di qualche setta religiosa. Snella sui due suoi sottili pilastri, la torre si alza per più di 100 metri, quanto un grattacielo di 40 piani, sopra i filari di cotone, le siepi di fichi d'India, i radi olivi della campagna andalusa. La sommità è avvolta in una nuvola di luce quasi incandescente, dietro la quale si distingue un'apertura, quasi un balcone, un palco, dove la luminosità diventa, anche con gli occhiali scuri, insopportabile. Ma, se uno si sforza di guardar bene, riesce a distinguere i fasci di luce che, dal balcone, sembrano irradiarsi verso il grande, silenzioso anfiteatro di rettangoli di vetro e acciaio ai piedi della torre.

Naturalmente, è vero il contrario e sono i raggi del sole, riflessi dagli oltre 600 pannelli a specchio - ognuno di 120 metri quadri di superficie - che trasformano la torre in un accecante monumento di luce. L'impianto in funzione da un mese a Sanlùcar la Mayor, alle porte di Siviglia, è il primo pezzo del più grande progetto di energia solare d'Europa. Già oggi, la torre che sarebbe piaciuta a Karel Thole fornisce elettricità sufficiente per 6 mila case. Dopodomani, fra soli sei anni, nel 2013, quando saranno completati gli altri otto impianti previsti, la centrale di Sanlùcar sarà in grado di accendere i frigoriferi e i condizionatori di tutte le 180 mila case e i 600 mila abitanti di Siviglia. Senza un alito di anidride carbonica e di effetto serra.

La tecnologia in azione nella campagna a ovest della capitale andalusa non è nuova. Anzi, è vecchissima. Ad utilizzare la potenza del sole, concentrata dagli specchi, ci aveva già pensato, sia pure per incenerire navi, Archimede. E' anche piuttosto semplice. Dietro l'apertura in cima alla torre, c'è una caldaia, dove l'acqua, scaldata di raggi concentrati del sole, si trasforma in vapore. E, come nella maggior parte delle centrali elettriche - termosolari, nucleari, a gas o a carbone - il vapore aziona una turbina, che genera elettricità. Ma quello che rende inedito Sanlùcar è che, per la prima volta, la tecnologia a torre del solare termico viene sfruttata in forma non sperimentale, ma commerciale. Si traduce, cioè, alla fine, in bollette nelle cassette della posta delle famiglie.

Molto bello, in un mondo in crisi di energia, ma quanto costa? Il solare termico è una tecnologia relativamente semplice, ma questo non significa non sia cara. A costruire la centrale è Abengoa, un altro dei grandi dell'edilizia spagnola che, come l'Acciona partner di Enel in Endesa, ha saputo diversificarsi nel campo dell'energia, in particolare alternativa, diventando uno dei grandi mondiali del settore e ponendo la Spagna ai primi posti nelle classifiche delle nuove tecnologie ecologiche. Abengoa, con l'aiuto di generosi sussidi pubblici e statali, investirà a Sanlùcar 1,2 miliardi di euro. Una cifra cospicua, in relazione al volume finale di produzione, per impianti con una vita media di 25 anni, contro i 40 anni di una centrale tradizionale. Per dirla in altro modo, produrre la stessa quantità di energia con il gas, ad esempio, sarebbe costato (oggi) meno.

Gli uomini di Abengoa non dicono quanto costa il chilowattora di Sanlùcar. Gli esperti del dipartimento dell'Energia americano calcolano, però, che il chilowattora tradizionale (cioè generato da combustibili fossili) costi, per lo più, meno di 10 centesimi di dollaro. Mentre quello del solare termico - la tecnologia dell'impianto in funzione a Sanlùcar - sta, secondo la Schott, un'azienda tedesca che produce impianti solari, fra i 15 e i 17 centesimi di dollaro. Questa cifra può essere, però, abbassata, oltre che con innovazioni tecnologiche, anche con economie di scala. Ecco perché è importante che Sanlùcar sia grande.

Abengoa ha già cominciato già a costruire un altro impianto a torre, di potenza doppia rispetto agli 11 megawatt di quello già in funzione, giusto di fianco. Ha realizzato, subito dietro, una centrale fotovoltaica. Metterà in funzione altre piattaforme, in cui gli specchi sono posti a cilindro intorno alla caldaia, dove si riscalda l'acqua. Nove impianti, quasi un campionario delle varie tecnologie solari, che faranno davvero assomigliare la piana di Sanlùcar ad un astroporto delle copertine di Urania. Ciò che conta è che il risultato finale sarà una potenza complessiva di 300 megawatt. E' una potenza ragguardevole, metà della grande centrale a carbone Enel di Civitavecchia. Ma non è una cifra a caso: è la potenza che esperti americani, come Fred Morse, giudicano necessaria ad avviare economie di scala, nell'immagazzinamento e nel trasporto dell'elettricità, sufficienti a spingere il costo di produzione verso i 13 centesimi di dollaro a chilowattora e anche più vicino alla magica soglia competitiva dei 10 centesimi.

In realtà, questi conti potrebbero presto rivelarsi obsoleti. L'asso nella manica di Sanlùcar è che, a regime, la sua produzione consentirà di evitare l'emissione di 600 mila tonnellate l'anno di anidride carbonica, quanti ne sputerebbe un impianto equivalente a gas. Con le regole di Kyoto contro l'effetto serra e la possibilità di vendere sul mercato i propri risparmi di anidride carbonica, quelle tonnellate in meno possono diventare denaro sonante. Oggi, sul mercato, il diritto ad emettere una tonnellata di anidride carbonica nel dicembre 2008 vale circa 20 euro. A questi prezzi, le 600 mila tonnellate di Sanlùcar varrebbero 12 milioni di euro l'anno. Nei 25 anni di vita dell'impianto, un quarto dell'investimento iniziale. Quando questi conti saranno entrati nei bilanci delle aziende, quella di Abengoa apparirà meno una scommessa. Ma la surreale torre di Sanlùcar non sarà ugualmente la ricetta-miracolo della nuova energia, capace di risolvere tutti i problemi. Le principali fonti alternative, come sole e vento, rispondono bene, infatti, come dicono i tecnici, a necessità di picco. Ovvero, non sono in grado di fornire energia 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. Quando c'è poco sole o poco vento, si produce anche poca elettricità. Ne serve altra, sottomano, per colmare il buco. La notte, a Siviglia, Sanlùcar non serve. I tecnici di Abengoa, per adesso, sono in grado di immagazzinare vapore e far girare la turbina per un'ora dopo il tramonto. Poi basta. Nel paese delle estati a 45 gradi e dei condizionatori a mille, comunque, è già molto.



Protocollo di Kyoto, inutile comunque

di Anna Bono - 9 novembre 2006

È in corso a Nairobi, Kenya, la 12° Conferenza mondiale sulla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, adottata dall'Onu nel 1992 e finora sottoscritta da 189 Stati membri, e la 2° Riunione delle parti sul Protocollo di Kyoto, in vigore dal 2005. Il vertice riunisce oltre 5.000 delegati, che per 15 giorni discuteranno di ambiente, clima e programmi di contenimento dei cambiamenti climatici e dei danni che ne derivano. Il riscaldamento del pianeta è infatti al centro delle relazioni finora presentate e discusse, un fenomeno dato per certo e di cui si prevede altrettanto sicuramente un'accelerazione con gravi conseguenze in particolare per l'Africa dove, secondo l'ultimo rapporto del Wwf, la temperatura è già cresciuta di 0,7 gradi centigradi nel XX secolo e potrebbe salire di 0,2-0,5 gradi ogni 10 anni a partire da questo decennio.

Benché contribuiscano meno di tutti all'emissione dei gas serra ritenuti responsabili dell'innalzamento della temperatura mondiale, gli africani ne saranno i più colpiti: entro il 2025 la scarsità d'acqua potrebbe minacciare la vita di 280 milioni di persone e nel 2080, invece, le alluvioni potrebbero costringere 70 milioni di africani, per lo più residenti in aree rurali e dediti ad attività agricole, a emigrare. L'Unep, Programma Onu per l'ambiente, ritiene che molto probabilmente per quella data dal 25 al 40% delle specie animali e vegetali perderanno il loro habitat e l'innalzamento del livello degli oceani distruggerà il 30% delle coste, portandosi via tra l'altro Shela, l'antica città swahili dell'arcipelago di Lamu situato nell'Oceano Indiano al largo delle coste del Kenya, che è stata proclamata dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Aggiungendosi ai problemi causati dalla pressione demografica e dal degrado delle risorse naturali - questa è la conclusione dell'Istituto internazionale di ricerca sulla zootecnia - i cambiamenti climatici rischiano di azzerare i progressi compiuti nella lotta alla povertà e di impedire la realizzazione degli obiettivi del Millenium Goals, il programma dell'Onu per dimezzare la povertà entro il 2015.

Secondo un economista britannico, Nicholas Stern, a livello mondiale si può quantificare il costo economico del riscaldamento terrestre nella cifra astronomica di 5,5 milioni di miliardi di euro, senza contare gli incalcolabili effetti negativi, sociali e culturali, di una simile catastrofe. Il meglio che l'umanità è riuscita a escogitare per contrastare l'aumento della temperatura è il Protocollo di Kyoto, che impone ai 35 Paesi più industrializzati di ridurre del 5% entro il 2012 - anno di scadenza del piano di contenimento - il loro livello di emissione dei cosiddetti «gas serra». Il fatto preoccupante è che proprio alcuni dei maggiori produttori di diossido di carbonio, tra i quali Stati Uniti, Cina, India e Australia, hanno rifiutato di ratificare il Protocollo, compromettendone l'efficacia. Difatti, stando all'Organizzazione meteorologica mondiale, nel 2005 la concentrazione di «gas serra» ha raggiunto un livello record, che potrebbe essere presto ulteriormente superato.

Forse, però, quando si parla di riscaldamento della terra e di Protocollo di Kyoto, bisognerebbe prendere in considerazione anche altre, discordanti voci, tanto più se si considerano i costi economici che i governi sottoscrittori stanno sostenendo per rispettare gli impegni assunti. «Le ragioni scientifiche dell'insensatezza di quel Protocollo si possono calcolare sul retro di una scatola di fiammiferi - sostiene, ad esempio, il fisico italiano Franco Battaglia -, infatti l'atmosfera contiene, già di suo, 3 milioni di megatonnellate di Co2; l'intervento dell'uomo consiste nell'immissione annua di 6 mila megatonnellate in più, metà provenienti dai Paesi industrializzati e metà da quelli in via di sviluppo; il Protocollo di Kyoto prevede che i Paesi industrializzati riducano le proprie emissioni del 5%, il che significa immettere 5.850 anziché 6.000 megatonnellate». Secondo questa analisi, se davvero è in corso una drammatica variazione climatica, non è il fattore umano a determinarla e quindi l'uomo non può far altro che adattarvisi mettendo a frutto il proprio ingegno. Se invece ne è responsabile, come sembrano ribadire la maggior parte dei relatori convenuti a Nairobi, per colpa delle mancate adesioni al Protocollo di Kyoto si prospetta un futuro assai difficile. A quanto pare il Protocollo di Kyoto, comunque sia, non serve proprio a niente.


Anna Bono